«Carosello» vent'anni di Italia in promozione

Francesco Mattana

Il fior fiore dei creativi italiani si era come dato appuntamento e ognuno di loro, per venti anni di fila, aveva contribuito a fare di Carosello un mito. Il ricordo del programma è ancora ben vivo ma anche i ricordi più nitidi, se non sollecitati, rischiano di sfilacciarsi. Chi meglio del «patriarca» della televisione Vito Molinari per scongiurare questo pericolo? Tanto più che nel suo curriculum da regista, oltre a varietà fondamentali quali Un due tre e L'amico del giaguaro, vanta la direzione di 500 caroselli.

Carosello... e poi tutti a nanna. 1957-1977: i vent'anni che hanno cambiato l'Italia (Gammarò Edizioni) è il libro con cui Molinari fa un «inventario» della rubrica, anno per anno. Nomi e date si susseguono, insieme ad alcune schede dedicate ai protagonisti dell'epopea. Riguardano attori come Ernesto Calindri e Paolo Ferrari, ancor oggi irrimediabilmente legati ai prodotti di cui furono testimonial, ma anche interpreti del calibro di Vittorio Gassman e Gilberto Govi i quali, consapevoli delle «insidie» della pubblicità, crearono scenette dove ammettevano con autoironia di essere caduti in «trappola». Molto spazio a classici come Calimero, Carmencita e Caballero, Unca Dunca, Caio Gregorio e ai padri di quel genere di animazione, ossia i Pagot, Bruno Bozzetto, Armando Testa e tanti altri. Non manca una menzione a La Linea di Osvaldo Cavandoli e una curiosità su Jo Condor, che da un sondaggio fatto recentemente risulta essere il carosello più ricordato.

Fra gli attori, gli unici che dissero sempre no a Carosello furono Anna Magnani e Marcello Mastroianni, mentre fra i registi pare che persino Pasolini e Antonioni fossero lì lì per essere «irretiti». Un po' tutti accettavano di farlo perché in quello spazio potevano condensare la loro arte. Questa fu l'intuizione della Rai: trovare un equilibrio fra le esigenze dell'arte e quelle del profitto. Per vent'anni la cosa fu fattibile, poi prevalsero le esigenze del profitto e allora Carosello, con il suo corredo di storie, venne dismesso. Si era avverata la profezia di Marcello Marchesi, formidabile battutista e ideatore di slogan tra cui «Falqui, basta la parola» e «Con quella bocca può dire ciò che vuole», il quale era convinto, già in tempi non sospetti, che la pubblicità fosse non l'anima del commercio, bensì «il commercio dell'anima».