Una cartografa traccia la mappa dell'oscurantismo musulmano

Circa un anno e mezzo fa Hilary Mantel ci aveva raccontato di quando aveva vissuto per un periodo in Arabia Saudita. Le avevamo chiesto che esperienza fosse per una donna, anche alla luce di quello che succede oggi. «L'ho raccontato nel mio romanzo Otto mesi a Ghazzah Street. È stato pubblicato negli anni Ottanta, ma molti aspetti della vita sono gli stessi di oggi, così come è la stessa l'incomunicabilità strisciante fra le culture - aveva risposto, via mail -. È stato tutt'altro che comodo, una sfida; ma, per uno scrittore, questo è sempre un vantaggio. Sono stata fortunata ad avere l'opportunità di vivere lì. Un giornalista va e viene, invece io ho potuto fare esperienza di un po' del tessuto della vita quotidiana e conoscere donne che vivono secondo standard molto diversi dai miei. E così mano a mano ho capito e rispettato, o rifiutato. Ma almeno ho vissuto un po' di storia dall'interno».

Ora quel libro, scritto nel 1988, esce in Italia: Otto mesi a Ghazzah Street, pubblicato da Fazi come gli altri romanzi della Mantel, dalla trilogia sulla rivoluzione francese (La storia segreta della Rivoluzione) a quella sui Tudor, Wolf Hall e Anna Bolena, una questione di famiglia (all'ultimo volume l'autrice lavora da tempo). Non è un romanzo storico: è la storia di Frances Shore, inglese, cartografa che ha lavorato a lungo in vari Paesi africani, che si trasferisce a Gedda per seguire il lavoro del marito. Nello stralcio che pubblichiamo in questa pagina (per gentile concessione dell'editore Fazi) Frances sta per atterrare in Arabia Saudita. Una volta a Gedda non vuole cedere ai pregiudizi, non vuole finire nel coro dei tanti anglosassoni espatriati che considera dei «razzisti»; ma non vuole certo arretrare per quanto riguarda l'indipendenza e la libertà delle donne, per esempio quando chiacchiera con le vicine di appartamento. Ma presto anche Frances scopre che, nel Regno, nulla è come sembra o come si racconta, e che di quello che succede poco si può sapere... Così un «normale» soggiorno di lavoro diventa prima una prigione, e poi la ricerca ossessionante per scoprire chi utilizzi l'appartamento del piano di sopra, in teoria disabitato. E la verità (che costa sangue) è molto più attuale di quanto si immagini.