Ma che bel miracolo (scientifico) Riprende vita il «Trionfo della morte»

Nel Camposanto di Pisa completato il grande restauro del ciclo medievale di affreschi di Buffalmacco

da Pisa

Due scorpioni sul corpo di un morto, un pappagallo sull'abito di una donzella, una civetta, un fagiano, uno scoiattolo, scritte misteriose. Sono alcuni dettagli inediti, emersi dal restauro del Trionfo della Morte, grande affresco staccato (5,6x15 m), il più affascinante del ciclo del Camposanto Monumentale di Pisa, dove tornerà il 17 giugno, giorno della festa di San Ranieri, patrono della città. L'affresco sarà l'ultimo a rientrare dello straordinario complesso di pittura murale tre e quattrocentesca recuperato dopo la quasi distruzione causata da una bomba caduta sul Camposanto nel luglio 1944. Tutto bruciato, un danno incalcolabile.

Il restauro, presentato alla stampa nei laboratori di Campaldo a Pisa, è stato realizzato dall'Opera della Primaziale Pisana, con la direzione di Antonio Paolucci, e la supervisione dei restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci. «Da quel funesto giorno - ricorda Paolucci - tutti i maggiori storici dell'arte, chimici, geologi, scienziati, passarono su quelle vestigia per cercare di salvare il salvabile, forse poco, ma sempre qualcosa cui non si poteva rinunciare».

Gli affreschi furono staccati e i disegni sottostanti, le sinopie, il più importante corpus grafico murale del '300 esistente al mondo, esposto nel vicino Museo delle Sinopie. Dalla fine degli anni Quaranta a oggi si sono alternate fasi di studio e tentativi di restauro dei lacerti pittorici superstiti con varie metodologie. Ma solo nell'ultimo quindicennio sembra essersi trovata la formula magica per risanare gli affreschi, sostenerli su supporti rigidi a nido d'ape in vetroresina e alluminio, ripulirli da colle invasive, usando persino il metodo di batteri «mangiatori», monitorarli attraverso innovativi sistemi di retro-riscaldamento. Così 1500 mq di pittura dei 2mila iniziali sono tornati nel luogo d'origine, impalliditi ma ancora belli e leggibili. Tra gli ultimi, le Storie degli Anacoreti, il Giudizio Universale, l'Inferno, e tra poco il Trionfo della Morte, tutte opere di Buonamico Buffalmacco, pittore fiorentino, protagonista tra l'altro di curiosi aneddoti nel Decamerone di Boccaccio. La grande scena, realizzata tra il 1336 e il 1341, racconta la vittoria della Morte sulla Vita. Su uno sfondo azzurro si dipana il racconto: tre cavalieri con le loro dame stanno andando allegramente a caccia e incontrano tre bare con i relativi morti in diverso stato di decomposizione; la lotta tra angeli e demoni per accaparrarsi le anime dei defunti (una scena horror, apocalittica); la Morte nelle vesti di orribile genio volante con ali di pipistrello... «Certo - dice Colalucci - si è persa l'azzurrite, il colore intenso blu del cielo, che c'era allora, si sono perse le lamine d'oro e d'argento, il brillio dei metalli, ma la pulitura, sapiente e delicata, ha restituito gran parte della pittura con ogni particolare».

L'affresco, spettacolare e nitido, mostra dopo tanti anni le sue meraviglie: i prati fioriti, le acconciature delle dame, i ricami degli abiti, la varietà degli animali, la ridda dei diavoli e i loro volti mostruosi, le anime vomitate dalle bocche dei defunti... Il vero medioevo che riaffiora.