Chernobyl, com’è il primo episodio della serie tv di cui tutti parlano

Il primo episodio di Chernobyl ci mostra quella che è stata definita tra le migliori serie tv degli ultimi anni, ma non è immune da difetti

Chernobyl è una miniserie tv di cinque episodi, prodotti dalla HBO e da Sky, i due colossi che in questo modo consolidano il loro sodalizio dopo la collaborazione per The Young Pope di Paolo Sorrentino. La serie vede un ideatore insolito, Craig Mazin, già sceneggiatore di alcuni Scary Movie e di Una Notte da Leoni 2 e 3, titoli decisamente diversi rispetto al suo nuovo impegno. Mazin si cimenta ora in un racconto drammatico basato sui tragici eventi accaduti nella notte del 26 aprile del 1986 nell’Ucraina sovietica, con l’incendio nel reattore n. 4 della centrale nucleare di Chernobyl.

La serie è già andata in onda interamente negli Stati Uniti e in Italia è sbarcata con il suo primo episodio su Sky Atlantic e Now Tv lo scorso 10 giugno, anticipata da un unanime giudizio positivo. Il cast che ospita la serie è stato uno dei primi elementi che ha attirato l’attenzione dei fan e dei critici: Jared Harris (Mad Men e The Crown), Stellan Skarsgård (Millennium e Nymphomaniac) e l’attrice premio Oscar Emily Watson (Le onde del destino). Con il primo episodio la serie si concentra sulla notte del 26 aprile 1986: l’incendio nel reattore della centrale, l’esplosione del nocciolo e la successiva dispersione di radiazioni nella zona circostante.

Ma il focus del primo episodio non è rivolto solo al disastro. Un aspetto importante che si vede è la questione politica che si è originata fin dai primi momenti. L’incidente è stato subito sminuito da parte dei vertici politici: ammettere quello che stava succedendo avrebbe gettato nel panico totale la popolazione, oltre che portare discredito all’industria nucleare sovietica e rivelare potenziali segreti di Stato.

La prevalenza della ragion di Stato rispetto al bene della popolazione viene spiegata in modo conciso dall’attore Donald Sumpter (il maestro Luwin ne Il Trono di Spade) che nel ruolo del dirigente di partito Zharkov chiede all’unità di crisi costituita immediatamente dopo l’esplosione: quanti di voi conosce il nome di questo posto? La risposta corretta non è Chernobyl, ma Centrale nucleare V.I. Lenin, sottolineando il nome del fautore della rivoluzione russa. La paura nel contraddire i superiori di partito e ammettere un fallimento, unito anche all’ignoranza in materia dovuta ad eventi al momento impensabili, hanno quindi colpevolmente portato alla morte migliaia di persone.

Abbiamo avuto poco tempo per apprezzare la bravura del cast, in particolare per quanto riguarda Jared Harris nel ruolo di Valery Legasov, scienziato incaricato di indagare su quanto avvenuto ma già vengono mostrate le difficoltà con cui questo si dovrà scontrare nei prossimi episodi. Da apprezzare sicuramente la regia affidata a Johan Renck, regista che arriva dai videoclip musicali di Madonna e David Bowie e da serie tv come Breaking Bad e Vikings. Renck ora firma una regia che si concentra sui colori scuri e sugli sguardi dei protagonisti, comunicando perfettamente la paura di chi si trovò di fronte a questo disastro.

Nonostante i punteggi di Imdb abbiano fatto schizzare Chernobyl tra gli show più apprezzati di sempre, superando Breaking Bad e Il Trono di Spade, anche questo racconto ha alcuni difetti. Il primo è il tono troppo politico del resoconto, questo ha infastidito la Russia, tanto da portare il canale russo NTV a rispondere con una propria ricostruzione dei fatti, secondo cui durante la tragica notte del 26 aprile 1986 all’interno della Centrale nucleare di Chernobyl erano presenti agenti segreti statunitensi. La seconda nota dolente della serie è dovuta alla lingua. In particolare nella versione originale gli interpreti parlano un inglese perfetto che stona non poco con il contorno accuratissimo dei costumi, degli oggetti e dell’architettura.

Il prossimo episodio andrà in onda il 17 giugno e da questo in poi vedremo sempre di più il potenziale del cast impegnato nella disperata ricerca di fare chiarezza sui fatti e superare le opposizioni politiche.