Al cinema "Alaska", dramma sentimentale con Elio Germano

Due comuni ragazzi alle prese con una storia d'amore epica, tormentata e colma di romanzesche disavventure, in un racconto filmico di grande fascino e naturalezza

Claudio Cupellini, già regista di "Lezioni di cioccolato", "Una vita tranquilla" e della serie televisiva "Gomorra", ha presentato alla Festa del cinema di Roma, appena conclusa, un melodramma esistenziale e sentimentale, "Alaska", che esce ora nelle sale. Si tratta di un'opera di grossa portata rispetto a certi titoli nostrani, non a caso nasce come coproduzione italo-francese, ha un'allure europea e sembra ambire ad un mercato internazionale. Fausto (Elio Germano) è un italiano che fa il cameriere a Parigi. Lavora in un lussuoso hotel e proprio sul tetto del palazzo, in una pausa sigaretta, conosce Nadine (Àstrid Bergès-Frisbey), giovane aspirante modella. Si scambiano poche parole, trascorrono un po' di tempo insieme e tra i due scatta un'intesa ma, per un tragico evento, di lì a qualche ora Fausto finisce in galera. Ci resta due anni, chiedendosi tutti i giorni se all'uscita troverà quella ragazza ad aspettarlo. E' così che ha inizio una storia d'amore tormentata, fatta di sentimenti puri ma anche bulimici, in cui non si pensa mai alle conseguenze e si macinano, in pochi anni, avvenimenti che più vite non basterebbero a contenere. Convincente per quanto riguarda lo stile e la regia, il film mantiene un buon ritmo per le oltre due ore di durata. La struggente odissea di Fausto e Nadine è sicuramente colma di eccessi e i due protagonisti non conoscono il senso della misura nel continuo prendersi e lasciarsi, tradirsi, deludersi, cercarsi: sembrano a tratti più due squilibrati che due innamorati, eppure Cupellini riesce a rendere il loro comportamento visceralmente umano e autentico.

"Alaska" racconta l'epicità che è racchiusa in alcune piccole vite, la bramosia di affermazione che strappa certi individui all'anonimato, i drammi di chi pasticcia con eros e thanatos. Immersi nella precarietà del mondo del lavoro e nell'incertezza del futuro, i due protagonisti trovano nella profondità del loro amore l'origine e il senso di ogni gioia e disperazione. Le scelte difficili che compiono non prendono mai in considerazione le vittime collaterali che lasceranno lungo il cammino, perché Fausto e Nadine sono l'uno la famiglia dell'altra, anche a distanza, fin dal momento in cui, da soli al mondo ed emarginati che erano, si sono riconosciuti e scelti. Nonostante i riflettori siano su sentimenti tanto pronunciati, non si cade mai nella retorica. Si respira l'influenza del cinema d'oltralpe e i personaggi hanno un'umanità talvolta letteraria come quella di Sandro (Valerio Binasco), il socio di Fausto, la cui uscita di scena si fa ricordare. "Alaska" non è un film perfetto ma è vivo, di respiro ampio, capace di rendere coinvolgente anche la stancante reiterazione degli stessi errori caratteristica di tante esistenze. E' importante, poi, che in un'epoca tanto materialista faccia riflettere sulla vacuità del raggiungimento di certi traguardi materiali una volta che si è perduto il nutrimento affettivo. I detrattori di Elio Germano, infine, si rassegnino: la sua conclamata bravura, in un ruolo di questo genere, ricorda addirittura quella di un giovane De Niro.