Al cinema "Thelma", thriller soprannaturale d’autore

Le certezze di una giovane cresciuta al riparo dal mondo implodono di fronte alla scoperta dell'eros e del paranormale. Tra dramma e horror psicologico

"Thelma", candidato norvegese all'Oscar come miglior film straniero poi non entrato nella cinquina finale, è un'opera atipica e raffinata, difficilmente catalogabile in un genere preciso. Nella prima parte ha le sembianze di un coming-of-age che racconta l'educazione sentimentale e i primi impulsi sessuali di una ragazza timorata di Dio, nella seconda diventa un thriller soprannaturale dalle venature horror.
Thelma (Eili Harboe), creatura introversa e sensibile, è cresciuta in una piccola città della Norvegia rurale da due genitori molto religiosi e apprensivi. La sua vita cambia quando, trasferitasi a Oslo per studiare biologia, è colta da quello che somiglia a un attacco epilettico.

La vicinanza crescente a una compagna di studi, Anja (Kaya Wilkins), dalla quale si sente fortemente attratta, sembra aggravare la situazione: oltre ad avere altri episodi di convulsioni psicotiche, Thelma è sempre più spesso preda di stati allucinatori. Cedere al richiamo sessuale nei confronti dell'amica è una tentazione fonte di enorme sofferenza. La rigida morale cattolica su cui poggia l'equilibrio interiore di Thelma è messa fortemente in discussione e più si fa intenso il turbamento più hanno luogo fenomeni inspiegabili la cui origine è da cercare in un segreto di famiglia. I genitori, attenti e iperprotettivi, sono infatti gli integerrimi custodi di un dramma sepolto nel passato.

Desiderio e condizionamenti culturali sono i protagonisti di un dramma a tinte horror in cui il paranormale è colmo di riferimenti biblici.
Ricco di scene oniriche dalla natura ora voluttuosa ora terrificante, "Thelma" è un'opera dalla regia ispirata, dalle ambientazioni suggestive e dalla fotografia elegante. Visionario e dal fascino molto sinistro, il film evoca in alcuni momenti una pellicola cult come "Carrie - Lo sguardo di Satana" (1976).

Numerosi flashback disseminano la narrazione di indizi sull'origine di un presente tiranneggiato dallo scontro tra pulsioni carnali e idea cristiana del peccato.

Nel doloroso cammino verso la conoscenza di sé, Thelma è in bilico tra ingenuità fanciullesca e adulta consapevolezza, ma anche tra senso di colpa e bisogno di evasione da un isolamento bigotto. L'angoscia che prova ha una sua universalità, perché può capitare a chiunque di scoprirsi perso di fronte alla perdita delle proprie certezze, a un ambito di cui si ignorano le regole o ad un innamoramento destabilizzante.

Integrare natura angelica e diabolica, accettare le conseguenze dei propri desideri, conciliare fisicità e spiritualità, non è mai facile. Di questo parla "Thelma", indicando come sia fragile il confine tra essere vittima e carnefice.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Sab, 23/06/2018 - 19:46

Non tirate in ballo il paranormale o altre giustificazioni culturali. Facciamola breve. E' solo l'ennesimo film di propaganda omosessuale. Una storia di lesbiche: tutto qui. Come si usa oggi. E voi continuate a dare ampio spazio a tutto ciò che è cultura Lgbt. Neanche foste il giornalino dell'Arcigay.