Il commissario Sartori non sbanda mai

Misteri e morti alla Mille Miglia del 1938. Indaga il segugio creato da Massimo Tedeschi

Il commissario Italo Sartori non è un poliziotto omologato e allineato al regime, nell'Italia del 1938 in cui è ambientata la sua quarta inchiesta intitolata La maledizione del numero 55 (La nave di Teseo) firmata da Massimo Tedeschi. I lettori hanno imparato a conoscerlo nei precedenti Carta rossa ((2016), L'ultimo record (2017) e Villa romana con delitto (2018) e ora lo ritrovano a capo della sezione di polizia di Salò con una giurisdizione che va da Limone del Garda a Sirmione.

Sartori è solito fare colazione al caffè, avvolto nel suo impermeabile, con la testa tirata a lucido dalla brillantina, godendosi un latte macchiato schiumoso mentre il cane Argo del proprietario gli sbauscia i pantaloni in cerca del biscotto quotidiano. Lo sguardo sul territorio del poliziotto è distaccato, anche perché le sue origini sono abruzzesi. Dopo la scuola di polizia a Napoli, per un po' è stato operativo in Sicilia e in Toscana, mettendosi in luce «per alcuni successi investigativi più che per un suo manifesto credo littorio. Aveva declinato le proposte di applicare il suo fiuto sbirresco all'ufficio politico di questa o quella Questura e, men che meno, alle tortuose investigazioni dell'Ovra. A differenza di tanti suoi colleghi, non ostentava sul bavero delle giacche - che preferiva chiare - la spilla a forma di fascio littorio da tutti ribattezzata cimice. Non si metteva in prima fila sui palchi delle celebrazioni ufficiali».

Sartori tiene appesi nel suo ufficio i ritratti di Vittorio Emanuele II e del Duce nel punto esatto in cui la luce del giorno intensa e la penombra serale li possono oscurare. Perché, dice, «non gli piace avere gente alle spalle». Nel marzo del 1938 il commissario verrà interpellato da Angelo Tarquini, direttore sportivo della squadra automobilistica francese Delahaye, perché la veggente Luigina Stroppa (soprannominata Nefertari) ha predetto un oscuro destino all'auto del suo team che avrà sul cofano un numero gemello. E quando i piloti Dominique Lafond ed Etienne Forcet muoiono in uno strano incidente a bordo del bolide azzurro che avrebbe dovuto essere siglato col 55, il commissario Sartori comincia supporre che ci sia davvero una minaccia in atto durante la Mille Miglia. Avrebbe voluto non occuparsi della gara, anche perché l'ha fatto innervosire l'intenzione della sua amante Anna Arcuati di partecipare alla corsa con la sua macchina. Ma il moltiplicarsi dei misteri e delle morti lo costringe ad agire.