Un commosso Martin Scorsese omaggia il cinema italiano

Il cineasta newyorkese, in occasione del ritiro del Premio alla Carriera alla Festa del Cinema della capitale, racconta quali film italiani lo abbiano formato e ispirato

Alla Festa del Cinema di Roma ieri è stata la giornata di Martin Scorsese.

Il cineasta, tra i più grandi della storia della settima arte, ha ricevuto il Premio alla Carriera dalle mani di Paolo Taviani, al termine di un meraviglioso Incontro Ravvicinato col pubblico.

Scorsese ha fatto il suo ingresso dopo la proiezione di un breve filmato che ha entusiasmato la sala e in cui si sono avvicendate immagini tratte da alcuni dei suoi film più memorabili, da "Taxi Driver" a "Toro Scatenato", da "Quei bravi ragazzi" a "Casinò", da "L'età dell'innocenza" a "L'ultima tentazione di Cristo", da "Gangs of New York"a "The Departed – Il bene e il male", da "The Wolf of Wall Street" a "Silence".

Le due ore seguenti sono state una sorta di lezione di cinema in cui il regista ha commentato alcune sequenze da lui scelte fra i film italiani che hanno maggiormente influenzato la sua vita e la sua opera.

La prima clip ha visto protagonista "Accattone" di Pasolini. "Lo vidi a New York, in occasione del Festival della Critica e fu un'esperienza davvero potente, un lampo, uno shock improvviso. All'epoca ignoravo chi fosse Pasolini, ma quindici anni più tardi ne avrei letto ogni singolo scritto. E' stato il primo film nei cui personaggi mi sono identificato, essendo cresciuto
in un quartiere duro della Grande Mela. Mi colpisce soprattutto l'idea di santità che permea l'opera, che poi è quella dell'animo umano: io credo che le persone che vivono per strada, attraverso la loro sofferenza, siano le più vicine a Cristo".

Del secondo, "La presa del potere da parte di Luigi XIV" di Rossellini, ricorda "amai subito il modo in cui Rossellini riduceva tutto all'essenziale. Lo incontrai per strada a Roma, per caso, parlammo e mi disse che l'arte non gli interessava, perché il suo scopo era educare e istruire".

È stata poi la volta dell'indimenticabile "Umberto D." di De Sica, pellicola definita da Scorsese "il culmine del neorealismo".

Riguardo a "Il posto" di Ermanno Olmi: "il distributore americano amava talmente il film da volerlo proiettare in maniera gratuita il primo giorno. Quell'estetica scarna, quasi documentaristica, richiama una purezza che sento vicina".

Della sua quinta scelta, caduta su "L'eclisse" di Antonioni, ammette "ho dovuto imparare a leggere questo tipo di cinema guardandolo ripetutamente perché all'epoca per me era qualcosa di incomprensibile, quasi si trattasse di arte moderna".

Ci sono poi tre film ambientati in Sicilia, la terra d'origine che i suoi nonni lasciarono nel 1910 per trasferirsi oltreoceano: "Divorzio all'Italiana" di Germi, "Salvatore Giuliano" di Rosi e "Il Gattopardo" di Visconti.

La conclusione è riservata a "Le notti di Cabiria" di Fellini, "il cui finale sublime è quintessenza di rinascita spirituale" e rivela "stavo preparando un documentario con Federico Fellini, per Universal, ma non è andato a compimento per la morte del Maestro".

Emozionato, poco prima del Premio, tiene a precisare "la mia non è stata una classifica di gradimento, ma un tributo a film che ho visto tutti assieme, nell'arco di due o tre anni, e hanno cambiato la mia vita".