Il confronto Eventi quasi contemporanei

Giri di valzer, polche e mazurche della famiglia Strauss? Macché, il capodanno musicale italiano non si identifica più con le prelibatezze viennesi ma con liriche fragranze. Da undici anni a questa parte, l'anno musicale italiano apre con arie e brani d'opera: rigorosamente Made in Italy. Otto telecamere di Rai1, ieri erano posizionate in quella bomboniera che è il teatro La Fenice di Venezia. Era l'ultima puntata dei 4 concerti di capodanno della Fenice, tutti sold out (biglietti fino a 300 euro), seguiti da un pubblico prevalentemente italiano, ma con una forte presenza di francesi e americani. Curiosità, durante la diretta tv, il sito del teatro è andato in tilt per eccesso di collegamenti.
E il Concertone di Vienna? Non facciamo paragoni, è inimitabile, radicato nel tessuto europeo - e non solo - date le 74 edizioni, a livello globale rimane il Concerto di Capodanno per definizione, trasmesso in mondovisione in 92 Paesi, dalla sala d'oro – di nome e di fatto - degli Amici della Musica di Vienna. Quest'anno sul podio austriaco c'era Daniel Barenboim, direttore musicale scaligero in scadenza: il prossimo gennaio passa il testimone (della Scala) a Riccardo Chailly, a sua volta impegnato nel concerto del Capodanno tedesco, a Lipsia, con la Nona Sinfonia di Beethoven. A proposito di passaggi di consegne, Chailly il 18 gennaio porterà i Wiener alla Scala di Milano per un appuntamento straordinario nel cartellone dell'orchestra Filarmonica della Scala.
La scelta di Barenboim per il prosit viennese va oltre le ragioni dell'arte. L'Austria celebra il secolo dallo scoppio della Grande Guerra e per il suo concerto ha voluto un artista che con le armi della musica si spende per cause politico-sociali, nello specifico per il conflitto israelo-palestinese.
L'oliata macchina viennese fa scorrere fiumi di polke, valzer, frammenti da operette degli Strauss che rischiarano gli occhi fondi come quelli dei dannati della Cappella Sistina di telespettatori reduci dai bagordi del cenone. A Venezia, invece, dopo la Settima Sinfonia di Beethoven, scalpita la Sinfonia del Guglielmo Tell di Rossini diretta da Diego Matheuz, direttore musicale della Fenice.
Quindi si sono alternate arie icona del melodramma con l'interpretazione di Carmen Giannattasio, una conturbante Tosca ( in «Vissi d'arte»), e tragica Traviata («Amami Alfredo»). Voce dalla pasta morbida il tenore americano Lawrence Brownlee, raffinato belcantista, dunque gradevole in Donizetti («Una furtiva lagrima»), un po' timido nella «Mattinata» di Leoncavallo, scritta su misura per l'espansivo Enrico Caruso. Chiusura con «Libiam ne' lieti calici», e il classico «Va' Pensiero».