La coppia Scorsese-DiCaprio a caccia dei lupi di Wall Street

Regista e attore ancora insieme per girare un film sui veri gangster d’oggi, i broker senza scrupoli

Le banche più importanti dei popoli, adesso. E mentre i suicidi finanziari aumentano nell’Occidente smarrito, scende in campo una coppia di ferro, una squadra corta tra le più influenti degli ultimi cinquant’anni: stiamo parlando di Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio, ufficialmente riuniti per girare The Wolf of Wall Street. Ormai da molto tempo tra noi si aggira il lupo di Wall Street, cioè tutto quanto sparge miseria e disperazione, partendo dai piani alti della finanza internazionale, laddove si gioca sporco col cuore e con la testa della gente. Ma occorre dimenticare Gordon Gekko, l’affascinante canaglia che Oliver Stone fece impersonare a Michael Douglas in due film memorabili: Wall Street (1987), che a Douglas valse un Oscar (notevole il suo «L’avidità è bella», marchio di fabbrica degli Ottanta incoscienti) e Il denaro non dorme mai (2010). Film forti e di denuncia, ispirati a personaggi realmente esistiti nella piazza finanziaria che decide se dobbiamo vivere o morire: Gekko era un mostro bicipite, con la testa dell’«arbitraggista» Ivan Boesky e quella del broker Michael Milken, re dei titoli-spazzatura e reo di frode ai danni dello Stato Usa.

Al momento, però, stiamo vedendo come l’avidità sia tutt’altro che bella, anzi, produce guasti irreversibili, così Marty&Leo superano il concetto umanistico di «Greed is good», puntando con decisione a quello criminale del gangster. L’uomo di paglia, ora, si chiama Jordan Belfort, è un broker di Long Island operativo alla Stratten Oakmont, nome tra i più infami della finanza a stelle e strisce, e ha scritto il libro-confessione edito da Bentam (639 pagine), che dà titolo e soggetto a The Wolf of Wall Street. Uno che si è fatto due anni di prigione per aver rifilato, nel 1998, stock marci ai risparmiatori e che di giorno macinava milioni di dollari, cum fraude, e di notte sniffava cocaina, saltando da una festa all’altra mentre, a casa, lo aspettavano moglie e figli. Detta così, pare la classica storia di ascesa e caduta del solito furbetto metropolitano, privo di spessore.

Ma il talento visionario di Scorsese, che in Gangs of New York ha già detto la sua, quanto a radici americane d’ogni legno storto, è il valore aggiunto. Sesso, droga&giri per il mondo assicurati, dunque, tra yacht acquistati col raggiro e descrizioni crude di quello che accade tra i lupi di Wall Street. Più che attuale, pure dalle parti di Piazza Affari. Nel ruolo del protagonista c’è DiCaprio, alla sua quinta collaborazione col maestro di Hugo Cabret, mentre Terence Winter, sceneggiatore del capolavoro televisivo di Martin, Boardwalk Empire, stenderà lo script insieme a Belfort. Produce la Red Granite Pictures, insieme alla Appian Way di Leo e alla Sikelia Productions di Martin Scorsese ed Emma Kaskeff. «Tutto quel che racconterà il film si adatta perfettamente al genio e alla visionarietà di Martin Scorsese: nel suo cuore, il "lupo" è il gangster moderno di New York. I gangsters di Wall Street verranno ridefiniti con i loro eccessi e la loro rapacità. Siamo eccitati all’idea di vedere come Scorsese procederà con questa narrazione tumultuosa e viscerale», ha dichiarato il produttore della Red Granite Riza Aziz, rendendo ufficiale il progetto.
La carriera di Martin, lunga sei decadi, sta per arricchirsi d’un capitolo nuovo, da aggiungere al maestoso volume che comprende Good Fellas, Taxi driver, Mean Streets, Casino, Gangs of New York, The Aviator, Shutter Island, The Departed: film iconici che resistono all’usura del tempo. Leone d’oro a Venezia nel 1995, Scorsese sembra l’unico che possa fare di Belfort uno sfaccettato Lucifero contemporaneo, nella cui mente ci sia posto per la manipolazione soltanto, una frode dopo l’altra. Del resto, gli eccessi del broker corrotto hanno già ispirato 1 Km. da Wall Street, decoroso film di Ben Younger, con Vin Diesel e Ben Affleck, ai quali Marty&Leo daranno senz’altro la biada. Descrivendo gli appostamenti dell’FBI sotto casa di Belfort, in quello stile «prova-a-prendermi» che ha reso famoso DiCaprio nel film, dove lui, inseguito dagli agenti del fisco, mostra però il lato sorridente del mascalzone. Stavolta, invece, tra lupi e gangster, c’è poco da scherzare.

Commenti

cavecanem

Gio, 26/04/2012 - 09:45

Scorsese rimane un grande, ma Leonardo di Caprio non va. E' un attore che puo' coprire ruoili limitati, e di certo non quelli che gli ha affidato Scorsese fino ad ora. Non capiso perche' si ostini a puntare su quest'attore quando gli son passati sotto mano attori di tutt'altro spessore e calibro.

Ritratto di fritz1996

fritz1996

Gio, 26/04/2012 - 17:47

Se in Italia si applicassero gli standard americani, alcuni tra i più blasonati nomi dell'imprenditoria e della finanza nostrane finirebbero dentro per aver saccheggiato le società che amministravano a danno degli azionisti di minoranza, svendendo asset sociali, addebitando proprie spese voluttuarie sui conti dell'impresa, favorendo smaccatamente fornitori amici e, dulcis in fundo, autoassegnandosi favolosi bonus come corrispettivo di quest'attività di saccheggio. Rimedi? non ce ne sono: i collegi sindacali, che dovrebbero vigilare, non vigilano affatto perchè costituiti anch'essi di "amici" ben retribuiti (se lo facessero rischierebbero di uscire dal lucroso giro), e per proporre un'azione di responsabilità contro gli amministratori infedeli è richiesta una quota del capitale sociale non raggiungibile da parte dei piccoli azionisti. Ma dalle nostre parti i moralisti di professione queste cose non le vedono neppure, preferiscono indignarsi per le sc*pate di Berlusconi.