Il coraggio è un assalto alla paura di cambiare

Viviamo nella cultura della sfiducia e dell'ansia. Ma la riscoperta di un valore dimenticato, l'ardimento, può cambiare tutto: il mondo e la vita quotidiana

Esce oggi L'arte di avere coraggio. Affrontare e vincere le paure del quotidiano (Piemme, pagg. 224, euro 17,50) del sociologo Francesco Alberoni, firma del nostro Giornale. La società occidentale esalta gli eroi nel cinema, nella letterature e nello sport ma sembra aver perso il piacere di una «quotidianità coraggiosa». Eppure proprio il coraggio, da non confondersi con l'incoscienza, rappresenta il primo passo verso il rinnovamento di se stessi e della società. Tutte le azioni, incluse quelle all'apparenza più banali, richiedono coraggio.

Tutte le cose importanti della nostra vita avvengono così, per campagne, per offensive. Ci sono dei lunghi periodi di normalità, in cui ci limitiamo ad applicare le soluzioni che abbiamo sperimentato, a ripetere quanto abbiamo fatto. Ma poi viene il momento in cui dobbiamo affrontare un problema nuovo, una malattia, una spesa, oppure un cliente nuovo, una legge nuova, una congiuntura nuova. Per riuscire dobbiamo capirlo presto, evitare che il problema ci trovi impreparati, raccogliere le informazioni, studiare, immaginare diverse linee di azione e poi saper concentrare tutte le nostre forze, tutte le nostre capacità sull'obiettivo, fino a che il compito non è stato terminato.

C'è gente che ha paura del nuovo, del diverso, dell'inatteso. Quando si accorge che stanno per cambiare le cose, che si profila un nuovo problema entrano in ansia e preferiscono non pensarci, chiudere gli occhi. Alcuni si spaventano anche di fronte al compito più semplice, come cambiare un elettrodomestico, programmare le vacanze, organizzare una festa. Ci pensano e ci ripensano, ma finiscono per spaventarsi ancora di più e, anziché studiare come risolvere il problema, alla fine si tirano indietro e trovano il modo di evitarlo. Rimandano, prendono tempo, disdicono gli appuntamenti, di fatto rinunciano a lottare. Queste persone finiscono per vivere bene solo nell'orbita delle loro abitudini, fra le persone note facendo il solito lavoro. Alcune temono perfino l'arrivo di un nuovo giorno. Si alzano malvolentieri la mattina, resterebbero a letto a lungo.

In realtà tutti noi soffriamo un po' di questa malattia. Tendiamo a rinviare a domani quello che potremmo fare oggi, a sederci, a richiuderci nel noto, ad adagiarci nella routine. Ma la vita non è un percorso in pianura bensì un cammino pieno di saliscendi, di ripide salite e di lunghe discese. E ci sono sempre delle situazioni critiche in cui dobbiamo fare delle scelte decisive. Questo vale tanto per il male come per il bene perché, insieme alla difficoltà e ai pericoli, ci si presentano sempre anche delle occasioni positive. Queste dovremmo vederle, afferrarle mentre spesso non le vediamo, oppure le vediamo ma ci tiriamo indietro. Allora l'occasione passa e non torna più. Avere coraggio significa anche vedere l'occasione, afferrarla, capirne le possibilità e poi buttarci nella nuova attività con tutte le nostre energie. Quando lo facciamo abbiamo l'esaltante esperienza di sentirci vivi, creativi. Perché possiamo dimostrare le nostre capacità e le nostre energie si moltiplicano.

Ci sono delle persone che sono più capaci di altre di cogliere l'occasione, anche quando all'inizio si presenta in modo negativo. Un tempo la pasta si vendeva sfusa dentro grandi madie dove potevano arrivare gli insetti. È stato Pietro Barilla a venderla in scatole sigillate. È stato criticato ma poi tutti lo hanno seguito. I grandi imprenditori, i creatori, i costruttori, devono avere il coraggio di cambiare. Si tratti di costruire una impresa, un ospedale, una università, organizzare un partito politico, trovare le risorse per realizzare un film, o scrivere un grande romanzo. Guardano dove gli altri non hanno guardato.

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Volta per volta, vedendoli al lavoro, non capite se sono diabolicamente astuti oppure estremamente ingenui. Se sono dei diplomatici consumati, dei seduttori abilissimi o delle anime semplici. Forse a loro si applica veramente il detto del Vangelo: «Siate candidi come colombe e astuti come serpenti». Sono convinti che la fede muove le montagne. Per loro non ci sono cose impossibili, ostacoli insuperabili, nemici giurati. Con la loro fede convincono gli avversari, li trasformano in alleati. Poi, una volta raggiunto l'obiettivo, di solito lasciano che gli altri si occupino della ordinaria amministrazione. Entrano in una nuova fase di latenza. Sembrano distaccati dal mondo, che guardano incantati o assenti. In realtà si preparano a un altro atto creativo, a un'altra offensiva. Ebbene, vedete, io sono convinto che tutti noi, in alcune fasi della nostra vita, di fronte a particolari sfide o a particolari opportunità siamo capaci di comportarci in modo simile, di vedere le occasioni, di coglierle e poi moltiplicare le nostre capacità e le nostre energie. Non dobbiamo mai perdere la speranza. Perché anche i nostri ritmi vitali, le nostre condizioni di salute, le nostre forze e le nostre debolezze non restano costanti, mutano, peggiorano e migliorano. E così succede per le circostanze esterne. Nulla resta mai identico e possiamo perciò sempre contare su una breccia, un soccorso, uno stimolo che ci dia l'energia per ricominciare. Il grande filosofo francese Vladimir Jankélévitch definiva il coraggio «la virtù del cominciamento».

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Mar, 22/03/2016 - 13:42

Leggere Alberoni mi ricorda la storiella di Totò e Pasquale. Bel pezzo, che avrebbe dovuto titolare “Elogio dell’imprenditore di successo”. Sembra scritto appunto per tessere le lodi di personaggi creativi, coraggiosi, audaci, pieni di doti e talenti. Peccato che questi uomini di successo (i Barilla, per intenderci) siano delle eccezioni e non la regola. Peccato che quando scrive abbia in mente questo tipo di persona, ma che poi rivolga le sue considerazioni a tutti indistintamente, come se l’umanità (cosa di cui molti pensatori sembrano convinti) sia costituita da una massa di individui molto simili e plasmabili a piacere, come fossero di plastilina, seguendo solo alcune regolette del buon vivere dettate dagli intellettuali di turno; filosofi, psicologi, sociologi e tuttologi vari. E che tutti possano diventare Barilla. Peccato che la vita sia tutta un’altra storia.

Ritratto di Giano

Giano

Mar, 22/03/2016 - 14:00

A proposito del coraggio, Alberoni ricorderà certo cosa ne pensava Don Abbondio. Ma per capire meglio cosa intendevo dire, facciamo l’esempio pratico. Quando si scrive un pezzo, si ha in mente il lettore tipo al quale ci si rivolge. Così se penso di scrivere battute per un pubblico di coatti di periferia non parlo di Kant e se scrivo di fisica quantistica non penso di rivolgermi ad un gruppo di bulli al bar dello sport. Allora, visto che qui non si specifica quale sia il lettore di riferimento, posso immaginare che chiunque possa leggere il pezzo, anche il bracciante calabrese disoccupato; quello che al massimo, se gli va bene, lavora un centinaio di giorni all’anno, a raccogliere pomodori, olive, patate; tutta roba che sta per terra e la terra è bassa, e per raccoglierla bisogna piegare la schiena. Immaginiamo di rivolgerci a questo lettore. Continua…

Ritratto di Giano

Giano

Mar, 22/03/2016 - 14:19

Ora, Alberoni, immagini di avere davanti a sé quel bracciante tipo, sporco di terra, abiti laceri e sporchi, volto stanco, sudato, annerito dal sole e dalla polvere, sguardo perso all’orizzonte, aspettando la fine della lunga giornata di fatica. Ecco, pensi di rivolgersi a lui, lo fermi e gli legga la prima decina di righe di questo pezzo. Gli dica che può capitargli “un cliente nuovo, una legge nuova, una congiuntura nuova…”, e che per affrontare il problema deve “raccogliere le informazioni, studiare, immaginare diverse linee di azione e poi saper concentrare tutte le forze, tutte le capacità sull'obiettivo, fino a che il compito non è stato terminato…”. Immagina la scena? Curiosa, vero? Immagina anche la faccia e la reazione del bracciante? Degna di uno sketch da varietà. Alberoni, non le scappa da ridere? A me sì.

joecivitanova

Mer, 23/03/2016 - 02:22

Pace e tranquillità sono le cose più importanti della vita ................è che lo capiamo sempre troppo tardi!! Il coraggio può esistere in chiunque, dipende dall'esperienza di vita che la persona sta vivendo; in ogni caso nella vita solo gli incoscienti e gli stupidi non hanno mai paura. G. p.s.: io, per fortuna, ho ancora due braccia, ma non sono un bracciante calabrese.. e non mi scappa da ridere..