Così Carrisi e Costantini trasformano il Male in trame da bestseller

Cosa rende speciali detective come Mila Vasquez e Michele Balistreri? Il rimorso

Saper raccontare il male ha da sempre costituito la cifra stilistica narrativa specifica di due scrittori italiani come Donato Carrisi e Roberto Costantini che tornano a riproporsi ai lettori con due storie come Il gioco del Suggeritore (Longanesi) e Da molto lontano (Marsilio). Due romanzi che utilizzano gli stilemi del thriller e del noir per mettere ancora una volta alla prova due personaggi come Mila Vasquez e il commissario Michele Balistreri. La prima è un ex agente di una squadra investigativa che si occupava di persone scomparse prima di ritirarsi della professione, il secondo invece è un poliziotto che è cresciuto in Libia e poi ha lavorato a Roma e che si trova a fare i conti con un passato che lo ha segnato per sempre e con un presente che vorrebbe cancellarlo a causa di una forma terribile di amnesia.

Entrambi i due eroi si trovano in un punto definitivo delle loro esistenze. Ognuno dei due è alle prese con ricordi e incubi che li tormentano nel profondo. Mila non è riuscita ancora a dare un volto a un plagiatore di menti come il Suggeritore nonostante si sia trovata ad investigare su di lui in maniera ossessiva in tre romanzi come Il suggeritore, L'ipotesi del male e L'uomo del labirinto. Un criminale singolare perché «lo scopo di un suggeritore non è uccidere e paradossalmente, nemmeno fare del male. Quest'ultima è una conseguenza del tutto secondaria. Rispetto alla vera ragione che lo muove. Il potere di cambiare le persone, di trasformare innocui individui in sadici assassini. È da ciò che trae l'assoluta gratificazione, il suo massimo piacere». E Mila scoprirà di essere stata anche lei una pedina, plasmata e messa sulla scacchiera dal Suggeritore. Proverà l'amaro gusto di essersi trovata ad investigare su situazioni in cui è stata mossa dall'alto come un burattino inconsapevole. Dovrà chiedersi che senso ha aver fatto luce su casi in cui tutto è stato pilotato: sia il bene che il male. Essersi isolata e aver abbandonato il suo mestiere per poter proteggere la piccola figlia Alice farà sentire Mila ancora più indifesa quando scoprirà che tutti i tentativi che ha fatto nella sua vita di salvare qualcuno e di ritrovare chi era scomparso sono stati in realtà programmati con lucidità da un individuo che vive quotidianamente l'essenza della malvagità sentendosi onnipotente.

Già nelle pagine finali de Il Suggeritore Donato Carrisi aveva spiegato che tipo di partita può giocare un investigatore contro individui del genere e come la difficoltà maggiore per fermarli sia persino quella di fornire «una definizione di suggeritore che sia spendibile ai fini processuali, perché investe direttamente le categorie dell'impunibilità e della punibilità. Infatti, laddove non esiste un nesso casuale fra l'attività del colpevole e quella del suggeritore, non è possibile ipotizzare un qualche tipo di reato a carico di quest'ultimo». Non basta così scoprire il gioco del Suggeritore per poterlo fermare e incastrare.

Non meno inquietante è la partita che il commissario Michele Balistreri, ormai andato in pensione dovrà giocare con se stesso e la propria memoria per poter rendere vera giustizia a due giovani innamorati assassinati 1990. Da quel periodo dei Mondiali di Calcio, sottolineati dalla canzone Notti magiche cantata da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, riaffiora una storiaccia della quale Balistreri si era occupato mal volentieri, portato a disprezzare in qualche modo le due vittime: il figlio di un palazzinaro e una giovane donna legata in qualche modo alla Camorra. A risvegliare la coscienza dell'ex poliziotto sarà un altro crimine che accade nel 2018 e che porta il suo collega Graziano Corvu ad indagare, testardamente, sul caso chiedendogli di combattere con la sua galoppante amnesia ma anche con la sua coscienza di uomo. D'altra parte, come ci ha spiegato in passato lo stesso Costantini, è naturale che le avventure di Michele Balistreri siano costruite in maniera tale da creare dei continui corti circuiti e degli shock progressivi nella vita di un personaggio che «vive un disconoscimento della giustizia formale, quella dei codici che dovrebbe servire, a favore di una giustizia valoriale a prescindere dalle leggi, dove lui diventa il giudice che condanna una persona non penalmente perseguibile e lascia andare un assassino giusto».

Il rapporto fra passato e presente è da sempre stato una causa scatenante che ha portato questo poliziotto a vivere in tutte le sue avventure delle inchieste giocate fra periodi diversi perché la presenza di «due piani temporali è da sempre il motore della violenza di Mike. Nel presente lui è un cinico a cui non interessa più nulla. Ma quando i fatti del presente lo riportano a quel passato, scatta la molla della rabbia. Diventa molto più vivo, e di conseguenza molto più violento». E la dottoressa che nel presente ha in cura Balistreri e che lo vede leggere pagine de L'insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera sa benissimo che «guarire dai cattivi ricordi non significa cancellarli, ma ricordarli, superarli, migliorarsi». Perché Balistreri «è un uomo per il quale la coscienza è più forte della memoria». Un uomo disposto a battersi fino all'ultimo con la pistola in pugno come Kirk Douglas di fronte a Rock Hudson ne L'occhio caldo del cielo. Con la stessa consapevolezza che delle volte tenere scarica una pistola non sia per forza un motivo di disattenzione o di codardia: perché né la vita né la morte possono aiutare a dimenticare.