Così Christopher Lasch cercò di salvare la famiglia finita in stato di assedio

Torna in libreria il controverso studio del sociologo statunitense

Mai fidarsi dei recensori che dicono che tal dei tali vent'anni prima aveva previsto tutto... Eppure leggendo Rifugio in un mondo senza cuore. La famiglia in stato d'assedio (Neri Pozza, pagg. 230, euro 17) di Christopher Lasch si resta stupefatti.

Il saggio, da decenni assente in Italia, è datato 1977 e da oggi torna in libreria. In esso il grande storico del pensiero - scomparso nel 1994 - analizza crisi e lisi della famiglia, quell'istituzione che dai tempi di Aristotele è considerata la cellula fondamentale della società umana. E la sua analisi mette in luce molti guasti che travagliano il nostro presente. Il saggio e molto dottrinario e capace di riassumere decenni di studi sociologici, da quelli della scuola di Chicago in poi. E già all'epoca provocò a Lasch, il cui capolavoro è La cultura del narcisismo, del 1979, bordate di critiche da sinistra e fraintendimenti da destra. Come scrisse lo stesso autore nella prefazione all'edizione economica: «Approvato dai recensori di destra, che non ne hanno capito le implicazioni politiche; condannato dalla sinistra infantile; accolto dal centro con un misto di sospetto, imbarazzo e scandalo, Rifugio in un mondo senza cuore ha sconcertato gli ideologi di ogni colore politico. Un libro che non si presta ad essere assimilato a posizioni preconfezionate, offende coloro per cui la politica consiste in risposte ed adesioni automatiche».

Ma vediamo cosa c'è di dirompente e di ancora attuale nel libro. Dal punto di vista dell'analisi Lasch, riprendendo i lavori di sociologi poco ortodossi, come Carle Zimmerman e Willard Waller, ripercorre tutte le aggressioni subite dalla famiglia, a partire dalla Rivoluzione francese. Una sempre più pressante presenza dello Stato che interviene come supplente dei genitori, un mutamento economico che predilige l'individuo (produttore/consumatore) rispetto al gruppo, una rivoluzione dei ruoli della donna, senz'altro necessaria, ma portata avanti senza la preoccupazione di tutelare i rapporti interni al nucleo famigliare. Ultimo attacco in ordine di tempo è quello portato avanti dalle illusioni di famiglia globale del movimento hippie.

Però Lasch non si limita all'enumerazione degli agenti corrosivi, alcuni insiti inevitabilmente nei meccanismi del progresso umano. Mette anche in luce come molte delle politiche messe in atto per contrastarli e tutelare la famiglia siano state in realtà esiziali. Lasch è tutt'altro che un idealizzatore del nido d'amore di stampo romantico. Mette in luce come la famiglia di antico regime, inteso come nucleo produttivo dei matrimoni combinati, avesse in molti casi le stesse possibilità di funzionare di quella costruita sui sentimenti e figlia delle nuove concezioni ottocentesche. E mostra come molte delle strategie sociologiche pensate a difesa di questo istituto spesso si siano trasformate in nuove inutili intrusioni.

Ecco la parte del saggio che probabilmente ha attirato più strali verso l'autore, brillante allievo indiretto della scuola di Francoforte. Lasch spiega chiaramente che il nucleo della famiglia è una dimensione affettiva profonda, capace di mantenere in equilibrio affetti ma anche autorità, che non rifugge dallo scontro generazionale, ma lo armonizza. Ovviamente non dà facili e inutili ricette per ricostruire questo «rifugio in un mondo senza cuore». Ci avvisa solo che: «La società ha incrinato una delle principali fonti di coesione sociale, all'unico scopo di crearne altre ancora più oppressive e in fondo deleterie in materia di libertà personale e politica». E ci avvisa ormai da più di quarant'anni.