Così la letteratura ci (ri)porta sulla Luna

Ballard, Dick, Bradbury, Wells nei loro racconti immaginarono la conquista del sistema solare

Luca Crovi

Si avvicina il cinquantesimo anniversario della missione dell'Apollo 11 che portò l'uomo per la prima volta sulla Luna il 20 luglio 1969. Quell'impresa straordinaria, non più ripetuta dal 1972 (Apollo 17), sta tornando ad essere di moda e ad accendere la fantasia. Visto che Marte resta lontano, molte agenzie spaziali da quella cinese a quella indiana hanno annunciato l'intenzione di tornare a breve sul nostro satellite. Intanto a camminare sulla Luna torneranno gli spettatori della Mostra del cinema di Venezia che aprirà il 29 agosto con First Man, il film di Damien Chazelle che racconta l'epopea di Neil Armstrong (il libro da cui è tratto, firmato da James R. Hansen, uscirà il 16 ottobre, pubblicato da Rizzoli). E per capire quanto sia leggendario l'uomo che per primo camminò sul polveroso Mare Tranquillitatis basta vedere quanto si parli dei suoi oggetti personali che saranno messi all'asta in Texas a novembre. Ma perché la Luna attira tanto? Commentando in un'intervista la sensazione provata nel 1969 ad assistere al primo sbarco lo scrittore Primo Levi spiegò perché secondo lui i viaggi nello spazio erano così affini e congeniali alla natura umana: «Alla base di tutti i possibili motivi del viaggio nello spazio, si intravede un archetipo; sotto l'intrico del calcolo, sta forse oscura obbedienza a un impulso nato con la vita e ad essa necessario, lo stesso che spinge i semi dei pioppo ad avvolgersi di bambagia per volare lontani nel vento, e le rane, dopo l'ultima metamorfosi, a migrare ostinate di stagno in stagno, a rischio della vita: è la spinta a disseminarsi, a disperdersi su un territorio vasto quanto è possibile».

Questo desiderio dell'uomo di vagare verso nuove mete e la ricerca di altri pianeti ci viene riraccontato in una preziosa antologia intitolata Viaggi nello spazio (Einaudi) curata da Fabrizio Farina. Tredici racconti siglati da James G. Ballard, Robert Bloch, Ray Bradbury, Fredric Brown, Philip K. Dick, H. P. Lovecraft, Richard Matheson, Emilio Salgari, Robert Sheckley, Mr. Vivenair, Voltaire, Stanley G. Weinbaum e H. G. Wells.

È singolare che solo due di queste storie siano state scritte dopo che l'uomo ha messo piede per la prima volta sulla Luna e si può sicuramente vedere come l'immaginario precedente a quello sbarco fosse sicuramente più incredibile e fantastico. Nell'introduzione al volume Fabrizio Farina è abilissimo nel riraccontare le space adventure dalle origini ai giorni nostri passando per immaginari diversi ma affini nella loro rappresentazione come cinema, fumetto, letteratura e televisione. Ed è sempre curioso rivedere con che mezzi l'uomo ha ipotizzato che si potesse raggiungere lo spazio: proiettili da guerra sparati dai cannoni, mongolfiere e astronavi spaziali, ascensori e mezzi di teletrasporto. «Il viaggio nello spazio - spiega Farina - è stato e continua ad essere il tema fantascientifico per eccellenza, superato forse soltanto da quello dell'invasione aliena; ma l'arrivo sul nostro pianeta di forme di vita provenienti da altri mondi in fondo non è che una conseguenza del viaggio nello spazio: prima si immagina di inoltrarsi nell'universo e poi, dalle profondità del cosmo, emergono creature ostili dirette sulla Terra con scopi per lo più alimentari». Ed è incredibile come gli scrittori di fantascienza una volta che abbiano affrontato questo argomento siano riusciti a far credere ai lettori anche le cose più incredibili.

Così Emilio Salgari fra le pagine di Alla conquista della Luna ci racconta lo stupore degli abitanti dell'isola delle Canarie di Allegranza che scoprono che proprio nel loro ameno arcipelago due scienziati hanno deciso di tentare un esperimento impossibile ovvero utilizzare un sistema di specchi che produca un calore tale da poter essere orientato verso apparecchi volanti destinati a uscire dall'orbita della Terra. Non meno incredibile il Viaggio di un abitante del mondo della stella Sirio sul pianeta di Saturno ipotizzato da Voltaire. Per non parlare poi di Mr Vivenair che ci descrive i sorprendenti oggetti che incontra durante un suo itinerario verso Urano a bordo di una mongolfiera. E se Stanley G. Weinbaum descrive nel dettaglio Un'Odissea marziana non meno abile è Robert Sheckley nel farci sentire il disgusto di un alieno «Mai toccato da mani umane».

Il viaggio spaziale, ci riconferma Fabrizio Farina, «è un'esperienza nella quale più di ogni altra, l'uomo è costretto a paragonare la propria finitezza all'infinito. Una simile esperienza vertiginosa di per sé nelle mani di uno scrittore di fantascienza può diventare occasione per moltiplicare i riverberi: è il caso del racconto Relazione su una stazione spaziale non identificata di James G. Ballard, dove il viaggio fra le stelle, nello spazio aperto e infinito dell'universo, si trasforma nell'esplorazione di un luogo delimitato, una stazione di transito in disuso, che continua a dilatarsi fino a dare l'impressione che il viaggio non avvenga in uno smisurato luogo fisico ma all'interno della psiche».

E non è casuale che questo racconto apra un libro che stimola la fantasia dei lettori, portandoli davvero in altri luoghi e regalando loro una crociera in tredici imperdibili tappe.