Così la Rivoluzione francese perse la testa e diventò Terrore

"Un peuple et son roi" di Pierre Schoeller è un potente affresco di come nacquero i concetti di "popolo" e "nazione"

da Venezia

L a Rivoluzione francese cominciò con il voler riformare la monarchia, costituzionalizzando il re, e a un certo punto si ritrovò repubblicana ghigliottinandolo. Più che un cambio di regime o di forma statuale, fu un passaggio epocale, con il suo tributo di sangue a sancire la nuova legittimità. Fu lo spartiacque fra il Vecchio e il Nuovo mondo, l'ingresso sulla scena del popolo come entità autonoma, della nazione come sua emanazione, l'eguaglianza che prendeva il posto delle gerarchie sociali, i diritti di tutti che sostituivano i privilegi dei pochi. Concetti nati allora a sinistra, popolo e nazione si ritrovano due secoli dopo accomunati alla destra nelle varianti, peggiorative, del populismo e del nazionalismo, mentre in quello che era il loro versante storico si è fatta da tempo strada l'idea di un governo dei migliori, professionisti della politica, tecnici, esperti, sapienti, proiettato oltre i confini nazionali, dissolti in un globalismo continentale e/o mondiale. Sinistra e Destra si sono insomma scambiate le parti o, più semplicemente, Sinistra e Destra non riescono più a dare conto della modernità che le circonda e delle sfida che questa porta con sé. Una democrazia senza popolo, si sa, è un controsenso. Un popolo sena patria è una contraddizione difficile da risolvere. Un popolo che non si fida di chi lo rappresenta un monito e un pericolo.

Un peuple et son roi, di Pierre Schoeller, ieri fuori concorso, è un potente affresco di che cosa furono gli anni fra il 1789 e il 1792, la Parigi della Bastiglia e dell'Assemblea Nazionale, della fuga fallita di Luigi XVI a Varennes, della Repubblica e del processo alla monarchia in cui, come dirà con la sua oratoria fiammeggiante Saint Just, il re va condannato non in quanto tale, ma perché nemico della nuova Francia venutasi a creare. Soprattutto però, è la storia del popolo di Parigi, quel popolo che, come dice il regista, «diviene attivo, inventa un destino, discute, spera, si mobilita. Nel 1789, questo popolo ha costruito a propria sovranità, ha decretato nuovi diritti. Ascoltiamolo. Ha qualcosa da dirci».

Rispetto al passato, gli storici hanno il vantaggio di sapere come andò a finire e quindi tendono a ricostruirlo nel nome di una logica fattuale. Eppure, nella Rivoluzione francese, a perdere la testa anni prima di farsela tagliare fu proprio Luigi XVI, incapace di guidare un cambiamento di cui avrebbe potuto essere garante.

Nel suo film, Scholler si guarda bene dall'attualizzare la Rivoluzione dell'89: «Non ho fatto Un peuple et son roi né per parlare di oggi né per proporre un'anticipazione di ciò che potrebbe capitare domani. È vero che sono evidenti i punti di contatto tra la Francia d'allora e il mondo contemporaneo, ma non ho cercato di rafforzarli. Li ho solo mostrati come una delle sfaccettature della Rivoluzione». Gaspard Ulliel, Louis Garrel, Adèle Haenes, Olivier Gourmet prestano i loro volti a nomi famosi, Robespierre, Marat, Luigi XVI, e a figure tipiche, sanculottes, artigiani, avvocati, giornalisti, di un popolo che prende in mano il proprio destino. La rivoluzione divorerà se stessa, prima con il Terrore e poi con Napoleone, ma a distanza di due secoli ha ancora molto da insegnarci.

Commenti

Teobaldo

Sab, 08/09/2018 - 12:33

La rivoluzione francese è stato uno degli episodi più putridi e infami della storia moderna (per l'Italia basterebbe vedere quante opere d'arte sono ancora custodite in quella tana di ladri che è il Louvre) e poi milioni di morti per l'ambizione di "grandeur" della Francia tutta che ha trovato nel nano corso il suo capobanda. E ancora oggi i mangiaranocchi sballonzolano il 14 luglio e non sentono lo scricchiolare dei crani staccati dai corpi in quella macelleria umana che è stato il terrore senza riguardo per alcuno (vedi Lavoisier). I francesi non hanno amicizie, hanno solo interessi e la faccia e il comportamento del loro presidentuccio gerontofilo lo conferma oggi, a distanza di oltre due secoli dall'infame e lurida sequenza di accadimenti che lutto e disordine ha portato in Europa. E pure in Italia non ci si vergogna di ricordare quella rivoluzione e poco mi consola pensare che i ghigliottinati in fondo erano tutti dei loro.