Da Cranston alla Larson Quelli che agli Oscar possono fare il colpaccio

Morricone è il grande favorito. E tutti aspettano statuette per DiCaprio e Cate Blanchett Ma a stupire potrebbero essere gli «imprevisti» come la Vikander, Christian Bale e Mark Ruffalo

Martedì scorso si sono chiuse le votazioni. I circa seimila membri dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences hanno espresso il loro giudizio. In queste ore le schede vengono aperte, i voti contati e da qualche parte, qualche funzionario della Price Waterhouse and Coopers sa già se è o non è - la volta buona che Leonardo DiCaprio si porta a casa la statuetta al migliore attore. A Hollywood, smorzati i toni della polemica sulle candidature troppo bianche, ora non si parla d'altro: riuscirà finalmente Leonardo DiCaprio, dopo anni di frustrazioni e delusioni, a vincere? In molti glielo augurano, anche se nelle ultime ore una voce insistente sta prendendo campo.

Nonostante il freddo e le dure prove a cui è stato sottoposto sul set di The Revenant Il redivivo, l'attore di Inception potrebbe ancora una volta soccombere, questa volta a favore di Bryan Cranston protagonista di La vera storia di Dalton Trumbo. Nell'ambiente infatti molti parlano di una rimonta dell'ultima ora dell'attore di Breaking Bad. Se così fosse allora sarebbe chiaro che Leo DiCaprio è colpito dalla stessa maledizione che nel passato ha fatto vittime illustri come Paul Newman, Robert Redford, Brad Pitt. Il discorso non vale per Sylvester Stallone che sino a pochi giorni fa era dato per favorito nella corsa alla statuetta per il migliore attore non protagonista (interpreta per l'ottava volta Rocky Balboa, ormai nelle vesti di allenatore, in Creed). In queste ultime ore altri due nomi stanno facendo strada per la stessa categoria, sono quelli di Christian Bale per La grande scommessa e Mark Ruffalo per Il caso Spotlight.

Entrambi sono molto amati dai colleghi votanti, mentre Stallone è da sempre un po' snobbato nell'ambiente. Più certezze sembra avere Brie Larson candidata per The Room come migliore attrice protagonista. La sua più temibile concorrente è Cate Blanchett per Carol. Sul fronte delle non protagoniste, Alicia Vikander per The Danish girl se la gioca con Rooney Mara (Carol), Kate Winslet (Steve Jobs) e Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight). Meno possibilità ha la quinta candidata, Rachel McAdams per il caso Spotlight, il film sull'inchiesta del Boston Globe che nel 2001 portò alla luce lo scandalo dei preti pedofili. Proprio questo è uno dei titoli favoriti nella corsa per il miglior film, insieme a The Revenant, a La grande scommessa, sul crack immobiliare dei sub-prime che ha portato alla crisi del 2006, al dramma sulla guerra fredda Il Ponte delle spie di Steven Spielberg e al fantascientifico The Martian di Ridley Scott.

Meno possibilità hanno gli altri candidati, in tutto otto quest'anno: The Room, Mad Max: Fury Road e Brooklyn. Se dovesse vincere l'epico The Revenant, sarebbe la seconda vittoria consecutiva per Alejandro G. Iñárritu, il regista messicano che lo scorso anno si era portato a casa la statuetta per Birdman. Lui è il favorito anche nella categoria miglior regista, già vinta anche l'anno scorso. L'Italia è da tempo esclusa dai giochi per quanto riguarda il miglior film straniero (concorrono Colombia, Danimarca, Francia, Ungheria e Giordania con l'ungherese Son of Saul dato per favorito). Sarà dunque Ennio Morricone il nostro portabandiera. Il compositore romano è candidato e favorito per la colonna sonora di The Hateful Height di Quentin Tarantino. Morricone, 87 anni splendidamente portati. Prima dei giochi di domenica sarà onorato con una stella sulla Walk of Fame, la passeggiata delle stelle sull'Hollywood Boulevard. Da tempo è in atto un dibattito a Hollywood. A cosa servono gli Oscar? Difficile una risposta efficace. La verità è che gli Oscar hanno una funzione molto importante per la grande industria del cinema di Hollywood che, come tutte le grandi industrie, ha bisogno di un efficace ufficio marketing. Gli Oscar sono un'enorme, efficace, lucente e divertente macchina della pubblicità. Macchina che avrà il suo momento culminante domenica, quando Chris Rock probabilmente scherzerà su questi Oscar troppo bianchi. Lui, afro-americano, può permettersi di farlo senza paura di rompere il tabù del politically correct.