Con De Angelis il «giallo» evita le solite strade

Gianfranco de Turris

Molti giallisti italiani «impegnati», per giustificare il fatto che scrivono romanzi polizieschi, sostengono che intendono raccontare «ben altro». Vale a dire, fare una critica sociopolitica della realtà. Anche se, come afferma un amico dell'ambiente, i loro protagonisti sono tutti dei Commissari Cliché...

Ma esistono anche altri scrittori che, pur firmando un romanzo di genere, possono dire «ben altro», ma di tipo diverso e parecchio più originale. Ad esempio, Marcello de Angelis con il suo C'è un cadavere nel mio champagne con cui ha preso il volo la casa editrice romana Idrovolante. Un romanzo inaspettato e strampalato. Strampalato nel senso positivo, dato che tali sono il protagonista ed il caso da risolvere: il cadavere di un uomo trovato in una cassa accanto a quelle piene di bottiglie di champagne deposte sul fondo nel porto di Saint Malò per raggiungere un particolare invecchiamento. Il protagonista inaspettato è un antiquario residente in un paese della Bretagna che si trova lì per caso nel momento della macabra scoperta e che si mette in testa di risolvere il caso. Il problema è che il signor Louis Le Manac'h è un tipo bizzarro con una famiglia altrettanto bizzarra, diciamo pure un gineceo, come lui stesso la definisce (moglie autoritaria, e tre bionde figlie) con il comun denominatore di essere tutti buongustai. In più si aggiunga Vidoq, cane psicopatico. De Angelis, conoscendo a fondo la Bretagna, ne approfitta - ed ecco il «ben altro» - per raccontare usi, costumi, paesaggi, storia e gusti di quei posti, non dimenticando le ricette per la preparazione dei piatti più tipici (che a mio parere avrebbe fatto meglio a riunire in appendice). Inoltre ecco il secondo «ben altro» la figura di Le Menac'h ha caratteristiche assai diverse da quelle cui ci hanno abituati i nostri giallisti. Sicché le avventure dell'antiquario consentono all'autore di tratteggiarne un profilo psicologico controcorrente. Padrone e succube del gineceo, ma contento alla fine di esserlo (si definisce «un cretino felice»), con le sue considerazioni, elucubrazioni, desideri capace di affrontare un pericoloso viaggio sotto la pioggia per andar a comprare lumache di frodo, è anche un uomo esperto del proprio mestiere che lo fa con la passione dell'amante del passato, ancorato a qualcosa di concreto mentre il futuro non esiste, è in fieri («la Storia conta, il passato ha più polpa del futuro»).

Certo, alla fine il delitto avrà una sua logica soluzione, ma il godimento del romanzo sta nel suo contorno: la gastronomia, l'ambiente, la storia della Bretagna, compresa l'epopea degli indipendentisti durante la Seconda guerra mondiale. Peccato che De Angelis scriva narrativa ogni vent'anni. Sicché il prossimo romanzo non potrò leggerlo. Un peccato.