Delude "Il Grande Match" tra Rocky e Toro Scatenato

L'incontro di due grandi star come De Niro e Stallone avviene purtroppo in un film fiacco e deludente che li sottoutilizza e li mortifica

Non tutte le operazioni di marketing si traducono in successi. Stavolta il progetto a tavolino prevedeva niente meno che un incontro sul ring tra due divi come Silvester Stallone e Robert De Niro, con evidenti rimandi alle loro passate interpretazioni da pugili entrate nell'immaginario collettivo: Rocky Balboa e Toro Scatenato. I fan in fermento comincino a smorzare l'entusiasmo perché il risultato cinematografico, "Il grande match", è la perfetta trasposizione su schermo di cosa significhi l'espressione "raschiare il fondo del barile".

Henry "Razor" Sharp (Stallone) e Billy "The Kid" McDonnen (De Niro) sono due vecchi pugili di Pittsburgh divenuti celebri, ai loro tempi d'oro, per la rivalità che nutrivano l'uno nei confronti dell'altro. All'epoca, giunsero imbattuti ad affrontarsi in due occasioni sul ring e portarono a casa una vittoria a testa. Il terzo e decisivo match non fu mai disputato perché, alla sua vigilia, Razor annunciò inspiegabilmente il proprio ritiro. Trent'anni dopo, complice la rievocazione della vicenda in uno speciale tv a loro dedicato, i due vengono ingaggiati per indossare nuovamente i guantoni e regolare i conti una volta per tutte. A complicare la faccenda, la ricomparsa della donna che segnò la vita a entrambi, Sally (Kim Basinger).

Poteva essere un discreto film, una pacchia per tutti gli estimatori d'annata di "Rocky", che consacrò Stallone a superstar, e di "Toro Scatenato", che fruttò a De Niro un Oscar.

Invece siamo di fronte non solo a un'occasione sprecata, ma anche a una sorta di dileggio involontario di quelle due leggende. Naturalmente gli attori si sono accostati al progetto con tonnellate di autoironia, ma le battute fornite loro sono deboli e la farsa finisce con l'essere più patetica che scherzosa. I due protagonisti stanno al gioco ma sono purtroppo inseriti in qualcosa di molto approssimativo. Tra cliché mal gestiti, sottotrame non convincenti e passaggi a vuoto, non bastano le divertenti citazioni alle succitate gloriose pellicole per evitare al film di finire, inesorabilmente e prevedibilmente, al tappeto. Ben vengano opere che rendono giustizia all'appeal di una stagione come la terza età, così come quelle basate su reunion di mostri sacri, ma è necessario che abbiano qualcosa di più sostanzioso di stantie gag a sorreggerle.

Quando si ha a che fare con un passato così iconico o si azzecca il giusto spirito goliardico o si rischia la blasfemia. Il consiglio per il pubblico di nostalgici è di tenersi stretti i ricordi e passare oltre.