Il diavolo si è globalizzato e ci renderà tutti uguali

Ne «Il dio mercato, la Chiesa e l'Anticristo» una convincente critica dei tempi moderni

«S e l'uomo può decidere da solo, senza Dio, ciò che è buono e ciò che è cattivo, egli può anche disporre che un gruppo di uomini possa essere annientato». Quella di Papa San Giovanni Paolo II è una delle numerose citazioni di cui si sostanzia il nuovo libro di Antonio Socci (Il Dio mercato, la Chiesa e l'Anticristo, Rizzoli, pagg. 250, euro 18), citazioni fondamentali per articolare il discorso del libro, una riflessione sulla figura dell'Anticristo oggi. E già ci immaginiamo i sorrisetti ebeti dei progressisti, di quelli che si considerano moderni, ma anche dei «cattolici adulti», tutti a parlare di «medioevo». Ma se avessero studiato più profondamente, tutti loro saprebbero che la riflessione filosofica e letteraria sull'Anticristo si diffonde proprio nei secoli della modernità. Anzi, i due secoli successivi alla Rivoluzione francese sono stati i più pregni di romanzi distopici, di profezie, in cui la figura dell'Anticristo ha fatto da padrone. Ovviamente, nel secolo dei totalitarismi, spesso l'Anticristo è stato identificato con Hitler o con Stalin, ma in realtà per Socci si tratta di una interpretazione superficiale. Poggiando su una ricca letteratura esegetica dei testi sacri, egli mostra che l'Anticristo non è una persona o figura storica e che neppure è mosso da obiettivi politici. Il primo scopo dell'Anticristo è infatti quello di dividere la chiesa dei fedeli e di sostituirsi ad essa. Come nelle varie profezie, qui ampiamente citate, solo dopo la venuta dell'Anticristo ci sarà la salvezza.

Cosa è oggi l'Anticristo? È il Dio Mercato come titola il libro? Più che il mercato, per Socci l'Anticristo sembra essere il globalismo, cioè la tendenza del mondo a diventare, da plurale, uno, a uniformarsi livellando differenze e peculiarità. Qui viene in soccorso Solovev, che è un po' la guida di tutto il libro, quando scrive che l'Anticristo, tra le altre cose, porterà anche all'unificazione dell'Europa. Ovviamente questa unificazione avverrà nel nome di principi e di valori del tutto estranei a quelli cristiani, anche se sembrano mimarne il senso, e che piuttosto costituiscono una continuazione del paganesimo e della eresia gnostica: tutta la retorica dei diritti individuali, ad esempio, fondata come è sul superamento della natura umana e sulla supremazia della legge positiva su quella naturale, ha più un fondamento gnostico che Cristiano. Per molto tempo la chiesa, forza frenante (Katechon) alla venuta dell'Anticristo, come scrivono l'Apocalisse di San Giovanni e San Paolo, ha svolto questa funzione, e il volume è ricco di passaggi di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI contro la mondializzazione del mondo, a favore della nazione e dell'identità. Poi però il gesto di Benedetto ha prodotto una rottura. Qui Socci analizza, con l'ausilio di teologi ma anche di filosofi laici come Giorgio Agamben e già marxisti come Massimo Cacciari e Mario Tronti, le dimissioni di Benedetto, dando all'evento il carattere di atto non di rinunzia ma di consapevolezza della immensità della sfida. Cosi il gesto di Benedetto è al tempo stesso una denuncia che anche l'Anticristo sarebbe entrato nella chiesa e premessa per la sua sconfitta. Un messaggio, secondo Socci, non recepito da Papa Francesco, che invece di disporre la chiesa come forza frenante, sembra l'abbia trasformata in una forza accompagnante la deregulation antropologica che, con formula felice, Socci considera inseparabile dalla deregulation economica.

Nonostante il volume pulluli di rilievi critici verso Bergoglio, Socci però non lo considera certo incarnazione dell'Anticristo: al massimo, l'attuale pontefice non farebbe nulla per combatterlo (ma non è un rilievo da poco). Il libro, straordinariamente ricco di riferimenti e di spunti, è una cavalcata nei nostri tempi, una spada acuminata contro l'ideologia madre dell'oggi, il globalismo progressista, una spada forgiata con i ferri della teologia politica - ennesima dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che la politica va sempre inquadrata in una cornice teologica e che, come scriveva Carl Schmitt, del resto qui ampiamente citato, essa è scontro teologico secolarizzato. Non occorre essere troppo ferrati in materia per accorgersi, ad esempio, di come gli europeisti utilizzino, forse senza saperlo, un linguaggio teologico secolarizzato, anche se si tratta prevalentemente di teologia protestante, luterana in particolare.

Il libro non si chiude tuttavia su note di disperazione: per Socci è possibile un ravvedimento di Francesco, magari sostituendo il suo cerchio magico di consiglieri. Ma la vera nota di speranza è che in realtà la globalizzazione, incarnazione del l'Anticristo, sta finendo, e anzi, secondo molti, sarebbe già finita. E allora forse non si entrerà nel secondo tempo dell'avvento, ma certamente la battaglia contro la sfida antropologica posta dalla modernità ha oggi più speranza che in passato di essere vinta.

Commenti

dakuan

Mer, 11/12/2019 - 14:44

ma non è stato proprio Gesù il primo globalista a dire che siamo tutti uguali e tutti fratelli? chiedo per un amico ateo.