Dolce e seducente Se l'amante perfetta è solo un computer

Esce giovedì nelle sale l'atteso "Her", film di Spike Jonze: l'ultimo capitolo cinematografico che riflette sul rapporto uomo-macchine

All'inizio del XX secolo le macchine sembravano dovessero divorare gli uomini, stritolarli nei loro mastodontici ingranaggi. All'inizio del XXI secolo le macchine invece sono diventate più sottili e penetranti. Si insinuano nel cervello umano. Dei corpi non sanno più che farsene: adesso vogliono addentrasi nel cervello, dominare i sentimenti. E battono sul lato debole, debolissimo dell'umanità: la solitudine. Del resto già nel libro della Genesi si legge: «Non è bene che l'uomo sia solo» (Gen. 2:18). La solitudine è un dramma, una sciagura, una catastrofe sociale. Solo e angosciato è Theodore (Joaquin Phoenix), protagonista di Lei (Her), il nuovo film di Spike Jonze (autore dell'opera di culto Essere John Malkovich, 1999) fresco di Oscar per la miglior sceneggiatura. L'uomo, introverso e solitario, esercita uno strano mestiere. Scrive lettere d'amore per chi non è in grado di farlo. Da poco ha divorziato. Si sente uno straccio. Si guarda intorno e vede sciamare i suoi simili perennemente connessi al computer o al telefono. Nessuno sembra più aver voglia di parlare con nessuno. Meglio dialogare attraverso una macchina. La città del presente-futuro nella quale vive Theodore è la stessa Los Angeles di Blade Runner di Ridley Scott. Ma non ha nulla di minaccioso, oscuro, inquietante. È limpida, ordinata e pulita. Asettica. L'affidarsi allo schermo opalescente del computer quindi è un atto abitudinario. Un tempo il protagonista sarebbe sprofondato nella distruzione. Adesso la pozione magica, l'anestetico miracoloso, la dolce droga, non bisogna cercarla nei meandri oscuri, ma in un programma, OS. Una voce femminile conturbante (nell'originale è quella di Scarlett Johansson, nella versione italiana è Micaela Ramazzotti).

Samantha è al tuo fianco. Sa come parlarti. Cosa dirti. Quali corde toccare. Sempre. Basta aprire la macchina. L'intelligenza artificiale che tanto affascinava Stanley Kubrick e Steven Spielberg (favoleggiando il ricorso a esistenze extraterrestri) è sin troppo semplice, a portata di mano. Non c'è bisogno, come pensava Philip Dick, di clonare gli uomini, per poi mandarli a ritirare se difettosi, con rischi e pericoli. Non c'è bisogno di spendere energie e spandere morte. Tutto facile. La seduzione è il potere di Samantha. Ci si può innamorare di un'entità astratta, immateriale, virtuale? Già Andrew Niccol nel 2002 aveva abbordato la questione in S1m0ne, interpretato da Al Pacino. Una star del cinema, la bellissima Simone appunto, inesistente, creata dal computer. Theodore non solo si innamora, ma finisce prigioniero nella ragnatela di Samantha. La macchina ha soggiogato l'uomo, somministrandogli il più dolce tranquillante: la compagnia, l'affetto, il calore, la solidarietà. Fritz Lang nel suo Metropolis (1927) aveva ipotizzato un futuro di uomini lobotomizzati dal capitale e alla fine sacrificati sull'altare della civiltà delle macchine. Anche per Stanley Kubrick in 2001. Odissea nello spazio (1968) l'intelligenza della macchina (il computer HAL 9000) pur se necessaria è ostile all'umanità. Assunto fatto proprio e portato alle conseguenze estreme, nella lotta mortale tra le forze dell'oscurità e della luce, dai fratelli Wachowski nella trilogia di Matrix (1999-2003), la più portentosa visualizzazione multimediale dell'antropologia postmoderna. Lei di Spike Jonze si aggiunge, attraverso un intreccio narrativo estremamente originale, a questo filone. Ma non è solo questione di fantascienza. Il giovane italo-americano Jon Martello, tutto palestra, messa domenicale e contatti sui siti pornografici, in Don Jon (2013) di Joseph Gordon-Levitt (che è anche il protagonista) si fa interprete di una stravagante filosofia che afferma la superiorità della pornografia (virtuale) rispetto alla relazione sessuale (reale). È una commedia eccentrica e giovanilistica. La versione hard di Lei, che invece rispecchia il lato romantico. Il problema resta però lo stesso: la tecnologia, dopo averci spaventato, ci ha sdraiato. Ci ha reso schiavi. Siamo caduti nel vuoto dei sentimenti e delle apparenze. La realtà è stata uccisa dai simulacri. L'immaterialità domina la materialità. Tutto vero. Eppure, non è così difficile liberarci da queste portentose e ammalianti catene. Basta riscoprire la vera grande forza immutabile dell'umanità: l'amore. Volete un vero atto rivoluzionario? Un uomo che tiene per mano una donna. Una donna vera. Davanti al fremito, al calore della sua mano Samantha non può più nulla.