E dalla giungla uscì B. Traven Il primo degli scrittori fantasma

Torna (con una manciata di storie avventurose) l'autore più misterioso del '900. Che anticipò Salinger e la Ferrante

Non si sa chi fosse, quando nacque, da dove venisse, neppure esattamente in che lingua scrivesse. Si sa pochissimo di lui, e ciò che si sa è confuso, perso - negli intrighi impenetrabili della giungla messicana - fra enigma e leggenda.

La leggenda letteraria ci ha consegnato un autore misterioso, conosciuto come B. Traven, che fra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del '900 pubblicò molti racconti e una dozzina di romanzi bestseller (tra cui Il tesoro della Sierra Madre, del '27, da cui è stato tratto l'omonimo film di John Huston), all'inizio per una casa editrice parasocialista tedesca, poi per un editore americano. Per il resto, la sua figura è inscindibile da quella del suo agente letterario, Hal Croves, e della sua traduttrice (ma da quale lingua?), Esperanza López Mateos, entrambi a loro volta considerati da alcuni critici come alter ego dello stesso Traven. Il quale però (forse) si chiamava Ret Marut, anarchico tedesco e attore di teatro, che avrebbe lasciato l'Europa per il Messico negli anni Venti...

L'arcano è irrisolvibile. Quando si cita B. (qualcuno dice stia per «Bruno») Traven, si cita la sua frase, che infittisce il segreto: «Chi crea non dovrebbe avere altra biografia che la sua opera. Se l'uomo non può essere conosciuto attraverso le sue opere, allora o l'uomo non vale niente o le sue opere non valgono niente». Le uniche cose (abbastanza) certe sono due. Il successo: traduzioni in 32 lingue, 25 milioni di copie vendute dei suoi libri, i produttori di Hollywood che lo inseguivano. E l'ultimo suo contatto col mondo: una casella postale a Città del Messico, dove probabilmente morì, nel marzo 1969. Vittorio Giacopini, che alla vicenda misteriosa di B. Traven dedicò nel 2011 L'arte dell'inganno (Fandango), conosce bene la faccenda. Ma anche lui non conosce lo scrittore fantasma: un teatrante anarchico bavarese, una maschera impersonata da Jack London, il presidente del Messico Adolfo López Mateos, il redivivo Ambrose Bierce, oppure Arthur Cravan o magari addirittura il figlio illegittimo dell'imperatore tedesco Guglielmo II e di una sua amante finlandese...

I dettagli certi sono pochissimi. Come i suoi titoli che si riescono ancora a trovare sulle bancarelle o i siti dei libri usati. Di recente, a inizio degli anni Duemila, Dalai editore ripubblicò Il tesoro della Sierra Madre e La nave morta. Poi più nulla. Fino a oggi. Proprio a cura di Vittorio Giacopini torna in libreria una vecchia raccolta di short stories di B. Traven, uscita da noi nel 1981 da Editori Riuniti col titolo Storia della giungla messicana, e che ora, con l'aggiunta di un racconto inedito fino a oggi in Italia, diventa Coriandoli il giorno dei morti (Racconti edizioni): storie di Gringos e di indios, di rivoluzionari e petrolieri, di capitalisti con pochi scrupoli e di indiani del Chiapas con ancor meno possibilità di resistenza. Storie di avventure esotiche e di lotta di classe americana, ma vista con gli occhiali politici europei.

Per il resto, al netto del plot e dello stile dei racconti, di B. Traven (che all'epoca aveva un pubblico di massa, oggi solo l'attenzione di un'élite di lettori sofisticati) rimane il mito. Quello di uno scrittore invisibile, imitatissimo e in fondo inimitabile, che anticipò tutta la casistica di bestselleristi fantasma che va da Thomas Pynchon a Elena Ferrante, vivendo in un isolamento monastico - ha detto qualcuno - «al cui confronto la vita di Salinger sembrava quella di un habitué del jet set». Ce n'è insomma per un meraviglioso romanzo, d'avventura e di misteri. E comunque, Forget the man.