E dalla nebbia di Milano spunta un drago millenario

Il generale Nobile sorvola il Duomo con il dirigibile Ma tra le acque dell'Idroscalo si nasconde qualcosa...

Milano 15 aprile 1928,

ore 1.55

Milan e pu pu. Milano e poi più niente. L'effetto che provocava quella città era davvero mozzafiato per chi la visitava. La magia e la meraviglia l'avvolgevano in quei tempi. I Milanesi sostenevano che per poterla osservare meglio bisognava salire fino in cima al Duomo. E guardarla così con gli stessi occhi con cui la poteva scrutare solo la Madonnina... In quel momento, nel cuore della notte, lui la stava osservando da un punto ancora più alto. Lassù, in un punto in cui nessuno avrebbe potuto immaginarsi che potesse arrivare un uomo. Proprio là, in cima al cielo. Nascosto, un po' dalle nubi e un po' dalla nebbia, lui stava sbirciando Milano dall'alto. Era a bordo del Dirigibile Italia e la città in silenzio non gli nascondeva nulla. Il generale Umberto Nobile si era lasciato incantare da ciò che vedeva attraverso l'oblò della sua aeronave che era appena decollata da Baggio...

Chiuso nel dirigibile il generale Umberto Nobile aveva fissato per un po' con il suo sguardo le bandiere di segnalazione illuminate per il decollo. Poi, immediato e palpabile gli era apparso il buio della zona isolata che stava sorvolando. Solo dopo un po' cominciarono ad apparire, poco per volta, le luci notturne dell'abitato. Tutto quello che gli apparve era di una bellezza folgorante. Solo allora l'ufficiale capì perché Stendhal sulla sua tomba al cimitero di Montmartre a Parigi avesse fatto scrivere «Henri Beyle, milanese»... Umberto Nobile guardando i suoi uomini indaffarati in cabina si chiese se anche loro provassero le sue stesse emozioni. Milano vista da lassù lasciava davvero senza respiro. E non era solo per le sue case. Milano stupiva a partire dal mare che la attraversava. Un mare inaspettato e insospettabile. Sì perché l'acqua da secoli costituiva la sua essenza e si insinuava nelle vie e nella vita dei cittadini. Trasformandoli, a loro insaputa, in marinai e allo stesso tempo in naufraghi. La colpa non era solo dei Navigli che la attraversavano né dei barconi che li solcavano. E nemmeno delle rogge e dei fontanili che la riempivano. Perché il mare era un po' ovunque in città. Dalla grande piscina all'aperto dell'Hotel Diana fino al Lido dove la gente faceva il bagno, affittava barche e si godeva il Luna Park. Il mare era anche l'Idroscalo dove da tempo avevano iniziato ad atterrare e decollare gli Idrovolanti. Il mare era l'Arena Civica dove i milanesi avevano organizzato naumachie per Napoleone ma anche battaglie di pirati e gondolate in stile veneziano. Umberto Nobile si immaginò quali velivoli avrebbero potuto ammarare su quelle acque dove si avventuravano gli intrepidi canottieri dell'epoca.

E, sorvolando il cantiere dell'Idroscalo, pensò alle leggende che giravano in città sul gigantesco Lago Gerundo che una volta ricopriva l'intero territorio lombardo. In quei luoghi si erano aggirate strane creature, dalle dimensioni gigantesche e dalle squame lucenti che i Milanesi sostenevano essere dotate di un alito mefitico capace di uccidere chiunque. Quei mostri di altri tempi avevano assunto il nome di draghi. Quegli stessi esseri rappresentati sulle fontanelle della città. Le cosiddette vedovelle, soprannominate così perché davano zampillando l'idea di piangere all'infinito come donne colte da una terribile disperazione. All'architetto Luca Beltrami era toccato in sorte di realizzarne una spettacolare posta in piazza della Scala che ricordava per le sue fogge spaventose i mostruosi doccioni del Duomo.

Ma gli avieri, lo sapeva benissimo Nobile, non avevano paura dei draghi e anzi li dipingevano sulle carlinghe dei loro velivoli perché fossero di buon auspicio alle loro imprese nell'aria. Si raccontava che uno dei primi che avesse pensato di disegnarne uno sui biplani e triplani che aveva progettato fosse stato nientemeno che l'ingegnere aeronautico Giovanni Battista Caproni. E fra le tante leggende circolava anche quella che proprio nel mezzo di quel luogo dove stava sorgendo l'Idroscalo avesse dormito e nuotato per secoli il terribile Drago Tarantasio. Era incredibile che proprio in quello stesso luogo, sarebbero decollati presto in aria i nuovi velivoli destinati a velocizzare le comunicazioni e i trasporti nel paese. Aeronavi imponenti e possenti, capaci di abbagliare chi le osservava. Gli idrovolanti sembravano avere ereditato dai draghi la capacità di atterrire e volare. Le loro piste d'acqua custodivano il mistero del Drago Tarantasio. Alcuni piloti osservando il bacino mentre erano in volo avevano dichiarato di aver visto muoversi per davvero qualcosa laggiù fra le acque. E di certo non era stato il vento né lo spostamento d'aria dei loro decolli a produrre quell'effetto. Alcuni operai che si occupavano di dragare la zona sostenevano di avere persino visto affiorare qualcosa durante i lavori di insediamento dell'Idroscalo...

Il generale Umberto Nobile era sicuro che fosse tutto frutto della suggestione. Il suo sguardo attraversò l'oblò e si fissò sulla scighera. La nebbia densa che sembrava ricoprire e riempire la città. Fu in quel momento che sentì abbaiare accanto a sé Titina, la piccola fox-terrier che lo accompagnava nei suoi viaggi. Non si separava mai da lei. Era la sua mascotte. Guardarla lo faceva sorridere e lo riportava sempre con i piedi per terra. Il cane continuava ad abbaiare.

«Hai ragione Titina è davvero incredibile. Pensa che i milanesi sostengono che la scighera non sia un fenomeno naturale ma un fenomeno sovrannaturale. Non parlano di umidità, non parlano di pressione ma raccontano che la nebbia non è altro che il fiato dei draghi che dormono sotto la città».

Titina gli rispose abbaiando ancora.

«Anche tu pensi che non sia vero. Certamente, io e te non abbiamo mai visto un drago. E ci risulta difficile immaginare che il suo respiro sia così forte da riempire una città. Così potente da invadere i Navigli o avvolgere il Duomo. Chissà cosa potrebbe succedere al nostro dirigibile se dovesse incontrare in cielo un drago?».

La cagnetta si mise a scodinzolare.

Era meraviglioso per Nobile immaginare come le leggende riempissero ogni spazio di quella città dove sembrava che lo spazio fra la Terra e il Cielo fosse stato abbattuto...

Commenti

mikiz

Mer, 04/09/2019 - 20:07

Si scrive Milan e po' pü sennò sembra un'offesa.