Ecco la fabbrica di "Sfide" dove si sfornano gli eroi

Dopo 14 anni senza conduttore, Alex Zanardi rompe il tabù. Con successo. L'ideatrice Simona Ercolani: "Il segreto? Raccontare luci e ombre dei campioni"

David Bowie canta Heroes sui tuffi di Klaus Di Biasi, i funanbolismi di Panatta e i dribbling di Maradona. Poi spunta quel bambino, fiocco e grembiule da scuola elementare, un sorriso tenero. «L'avevo visto in un servizio di un tg degli anni '60», ricorda Simona Ercolani. «Mi dava l'idea del candore e del gioco allo stesso tempo. Anch'io ai miei tempi andavo a scuola vestita così. Allora ho pensato di metterlo nella sigla».
Guardare le imprese sportive con gli occhi dello stupore e raccontarne la bellezza, la forza evocativa, il retroscena umano. È questa la filosofia di Sfide, uno dei più bei programmi in circolazione. Storie di lealtà e abnegazione. Ma anche di tradimenti o meschinità come si è visto nell'epopea di Walter Bonatti o nelle cadute di Chinaglia. «Proponiamo le avventure dello sport come metafora della vita, alla Soriano», si pavoneggia un filo Ercolani. Sono 14 anni che Sfide va in onda ma, in un certo senso, è quasi come se fosse nato adesso. La conduzione di Alex Zanardi, che più che un conduttore è un «narratore», efficacissimo alternato alla perfetta voce fuoricampo di Ughetta Lanari, ha dato al programma una forza e una credibilità inedite. «Per due anni Alex aveva condotto E se domani..., un programma di divulgazione scientifica da me prodotto, mentre di Sfide sono autrice. Non era competente di scienza, faceva il conduttore curioso. Intanto, continuavamo a parlare di Sfide, gli avevo regalato il mio libro... Quando è arrivato il governo dei tecnici ho pensato che era il momento di scegliere la competenza. Trovare un esperto di scienza per E se domani... e affidare a lui queste storie di sport. Ne ho parlato con il direttore di rete e siamo partiti, anche se la redazione non era convintissima. Ci eravamo dati un tono di originalità facendo a meno del conduttore. Non era facile cambiare rotta. Ma ne è valsa la pena. Alex è perfetto, incarna la filosofia di Sfide, interpreta i testi come fossero suoi. Ha una mimica facciale molto comunicativa...».
Poi ci sono loro, gli heroes della sigla. Raccontati con un'idea epica, mitologica, quasi omerica del campione. Uomo forte ma con i punti deboli e le zone d'ombra di tutti, come si è visto anche ieri sera nella storia di Fabio Cannavaro. «Più che con criteri estetici o sentimentali, i protagonisti li scegliamo con un aggancio d'attualità, spesso ricorrendo agli anniversari. Un anno dalla morte di Marco Simoncelli nel circuito di Sepang. Un anno dalla scomparsa di Walter Bonatti. Trent'anni dal Mundial dell'82, però raccontato dal punto di vista del Brasile, vincitore annunciato invece uscito sconfitto. La notizia che la famiglia di Chinaglia si è accordata con quella di Maestrelli, l'allenatore della sua Lazio, quasi un padre di quei ragazzi incoscienti, perché Giorgione venga sepolto nella tomba della famiglia Maestrelli».
Dietro quell'ora di racconto c'è una gran mole di lavoro della redazione. Due repertoristi che passano la vita nelle Teche Rai, sei intervistatori che fanno interviste di due-tre ore per tirar fuori magari solo tre minuti di parlato, l'impegno sui testi dei quattro autori oltre a quello dell'ideatrice e capo-progetto Ercolani. «Scegliamo il personaggio o l'argomento. Prepariamo la scaletta, decidiamo le interviste e il repertorio ovvio. Intervistiamo solo testimoni diretti e protagonisti delle storie, mai opinionisti. Poi trascriviamo tutto. Dagli incontri vengono fuori indicazioni per altre ricerche d'archivio...».
Non c'è timore che le storie possano esaurirsi. Lo sport è una miniera, serve solo un pizzico di fantasia. «Ora che Del Piero è emigrato in Australia e che la maglia col 10 è stata ritirata, la prossima puntata riguarderà la storia dei numeri 10 della Juventus. Poi arriverà una puntata dedicata alla delegazione italiana ideale alle Olimpiadi, mettendo insieme gli atleti di un secolo di Giochi. La penultima puntata s'intitolerà “Lezioni di calcio” e sarà tratta dal libro di appunti lasciato da Agostino Di Bartolomei al figlio Luca. Chiuderemo con Felice Gimondi, fresco del settantesimo compleanno». Tutto raccontato con gli occhi di quel bambino... «Un giorno, saranno 7 o 8 anni fa - racconta Ercolani - squilla il telefono: sono il figlio del bambino della vostra sigla. Mio padre che presto compirà cinquant'anni è una persona timida. Vorrei regalargli una maglietta con quel fotogramma...».

Commenti
Ritratto di fritz1996

fritz1996

Mar, 06/11/2012 - 12:51

"Sono 14 anni che Sfide va in onda... uno dei più bei programmi in circolazione": peccato che in 14 anni, appunto, non se ne sia accorto nessuno.