Ecco l'impronta di Cristo linguaggio per la rinascita

Esce il libro di Demetrio Paparoni che indaga sul divino

Emanuele RicucciDa sempre è necessità degli uomini dare una forma alla Trascendenza. Rendere tangibile il Divino per sentirlo più vero. Così l'arte, cronaca del tempo, estensione della volontà e del pensiero, ha cercato Cristo nei secoli, indubbiamente il soggetto più rappresentato nella storia dell'arte, come ricorda Luigi Mascheroni, la cui raffigurazione costituisce un momento universale. Cristo ha lasciato un'impronta. Impronta di cui ci parla Demetrio Paparoni, storico e critico dell'arte, nel suo Cristo e l'impronta dell'arte. Il divino e la sua rappresentazione nell'arte di ieri e di oggi (Skira, 186 pagg. 28 euro). Il potere dell'universalità che prende vita nell'immagine di Gesù potrebbe essere uno scalino su cui poggiare la rinascita di un'epoca annichilita, in cui i riferimenti certi vengono a disgregarsi con facilità in nome del progresso. Così Paparoni racconta come gli artisti hanno interpretato la figura di Cristo, dalla classicità all'arte contemporanea, da Giotto a Caravaggio, da Grünewald a Warhol fino al contemporaneo Yue Minjun esaminando il modo in cui essi hanno ridisegnato sul piano iconografico, teologico e laico, la figura di Cristo alla luce dei mutamenti storici e dello sviluppo di nuovi linguaggi.