Ecco il manifesto di Mises che previde la fine dell'Urss

Finalmente in Italia un'edizione adeguata de "L'azione umana": un classico del liberalismo scritto in un'epoca di totalitarismi

La pubblicazione in lingua italiana de L'azione umana di Ludwig von Mises (ben 976 pagine, edito da Rubbettino al prezzo di 48 euro) rappresenta un avvenimento. È vero che i cultori della scuola austriaca, gli innamorati del liberalismo, quanti sono interessati ai temi metodologici e anche taluni tra gli economisti di professione già hanno letto Mises in lingua originale, ma senza dubbio bisogna essere grati a Lorenzo Infantino per avere realizzato questa autentica impresa, dal momento che ogni traduzione aiuta a definire la statura di un autore classico e accresce l'influenza del suo pensiero.

In questo caso, poi, va ricordato che quello di Mises è forse il testo più rilevante di tutto il liberalismo del Novecento: non solo per la profondità dell'analisi, ma anche perché seppe difendere con rigore le ragioni della libertà in anni assai difficili per la società occidentale. Studioso che fu costretto a lasciare Vienna e il proprio Paese a causa dall'imporsi dell'antisemitismo, Mises scrisse quest'opera in tedesco nel 1940 quando era in Svizzera, per poi riscriverla in inglese nel 1949, una volta stabilitosi in America.La sua lezione si sviluppò in un'età dominata da totalitarismi di ogni colore, ma essa apparve scandalosa anche a tanti intellettuali democratici.

Non è un caso che egli non sia mai riuscito a ottenere una cattedra negli Stati Uniti, dove tenne seminari alla New York University solo grazie a finanziamenti esterni, e non deve neppure stupire il fatto che quando nel 1959 L'azione umana fu tradotta in italiano il pubblico si sia trovato tra le mani una versione piena di errori e incomprensioni, preceduta da una prefazione inconsistente a firma di Tullio Biagiotti. Come sottolinea Lorenzo Infantino nell'eccellente Introduzione a questa edizione, Mises aveva portato una sfida radicale all'economia accademica: pochi erano però in grado di capirlo, e ancor meno erano disposti ad accettare la sua difesa a spada tratta del rapporto tra proprietà e civiltà, tra economia di scambio e progresso. In un'Italia e in un Occidente che aveva sposato le logiche del positivismo e dello statalismo, quel trattato di circa mille pagine che affrontava con feconda originalità tutti i temi cruciali della vita economica doveva apparire anacronistico. Nel libro Mises contesta le logiche sclerotizzate dell'economia neoclassica allo scopo di difendere la peculiarità dell'essere umano e la sua dimensione sociale, riottosa a ogni semplificazione in grafici ed equazioni. In merito Infantino rileva che lo scopo di Mises «è sempre stato quello di salvaguardare la cooperazione sociale volontaria. E per questo ha sostenuto l'idea di una rigorosa delimitazione della sfera dell'azione pubblica».

Molti sono gli snodi su cui Mises richiama l'attenzione. Sulla scia della lezione di Carl Menger, ad esempio, l'autore de L'azione umana enfatizza il carattere soggettivo delle preferenze. La tesi è che non esiste un valore nelle cose, ma che esso sia connesso alla nostra valutazione di questo o quel bene e servizio. Tale soggettivismo mette fuori gioco la pretesa di confidare troppo negli strumenti usati per «misurare» la vita economica, ma soprattutto porta a valorizzare ogni scambio: che per definizione conduce a migliorare le condizioni di tutti i partecipanti.Nell'evidenziare l'importanza del contributo misesiano alla scienza economica, uno dei suoi allievi americani Murray N. Rothbard sottolineò proprio come «l'uso di funzioni matematiche implichi anche che nel mercato tutti gli eventi siano determinati reciprocamente; in matematica, infatti, se X è una funzione di Y, allora Y è, allo stesso modo, una funzione di X. Questa specie di metodologia della determinazione reciproca può essere perfettamente legittima nel campo della fisica, dove non esiste un agente causale». Alla base del rigetto dell'econometria vi è dunque questa enfasi sull'uomo e sul suo essere un decisore che non si limita a scegliere tra alternative, ma che pure genera queste ultime. Oltre a ciò, è cruciale in Mises l'opposizione tra una visione standard dell'economia come equilibrio (che egli contesta) e la prospettiva di un'economia fondata sull'homo agens e sull'imprenditore, e quindi strutturalmente dinamica, instabile, chiamata costantemente a rinnovarsi. Anche questa enfasi sulla scelta del singolo e sull'innovazione dissolve troppi schemi economici mutuati dalla fisica, ma oltre a ciò qui risulta evidente come la scienza economica si schieri nettamente a difesa della libertà del soggetto.

Già nel 1920, nel celebre saggio sull'impossibilità del calcolo economico in un'economia socialista (che aveva profetizzato il fallimento del regime sovietico), Mises aveva mostrato come larga parte della razionalità dei sistemi concorrenziali sia il sottoprodotto di un diritto che tutela proprietà e scambio. La sua tesi era che il socialismo sarebbe crollato perché, abolendo la proprietà dei mezzi di produzione, impediva l'emergere dei prezzi di mercato (senza proprietà non si può avere negoziazione e quindi neppure prezzi), ma in tal modo privava l'economia di fondamentali indicatori: dei segnali necessari a comprendere se si stava operando bene oppure male.Mises imposta la sua riflessione a partire da una forte fiducia nella razionalità: individua i punti saldi sottesi a ogni riflessione economica (gli assiomi fondamentali) e da lì delinea un ragionamento consequenziale. Quella che ne risulta è un'analisi in cui il libero mercato e il progresso civile risultano inseparabili, mentre la programmazione politica e il dirigismo si rivelano soltanto forme di arbitrio, violenza, presunzione, generando alla fine soltanto ignoranza e oppressione. Le quasi mille pagine del trattato misesiano non sono una passeggiata: richiedono attenzione e studio (specialmente nelle sezioni più teoriche: basti pensare alle pagine consacrate a esaminare quella che egli chiama «l'economia uniformemente rotante»). Ma si tratta, da ogni punto di vista, di un investimento che può solo arricchire quanti hanno il coraggio di lanciarsi in tale impresa.

Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Gio, 17/03/2016 - 09:35

leggere questo forse aiuta a comprendere il perché il socialismo e il comunismo non abbiano mai funzionato! ma i cre.tini di sinistra hanno la capa cosi dura, che per aprirla, bisogna usare le mazze ferrate!!

diwa130

Gio, 17/03/2016 - 13:12

Queste tesi sono state completamente confutate e superate dalla teoria dei giochi di Von Neumann e da moderne e recenti teorie sulle preferenze che espandono ulteriormente i concetti di Von Neumann e sono alla base di molti algoritmi di previsione delle preferenze in molti ambiti. L'URSS e' fallita per diverse ragioni, non per l'incapacita' di generare prezzi ma per l'incapacita' di sfruttare gli effetti moltiplicativi di una economia privata di supporto a quella pubblica, modelli usati in paesi socialdemocratici ed anche in Cina. Il blocco politico e' stato il limite allo sviluppo dell'URSS, se vogliamo la miopia della leadership, solo Gorbaciov aveva un piano ed una visione intelligente, ma ormai era troppo tardi. L'errore di Michail e' stata la lentezza della trasformazione. Un'azione massiccia, anche impositiva (come hanno fatto in Cina), non avrebbe dato il tempo alle opposizioni (di destra e di sinistra) di organizzarsi.

libertyfighter2

Ven, 18/03/2016 - 13:27

Un testo fantastico che ho avuto modo di leggere sia in versione "traduzione schifosa" che in originale. I miei più sinceri complimenti alla Rubettino. Magari grazie alla diffusione di questo testo le ecumeniche idiozie sparate da tal diwa130 saranno sempre più rare. L'URSS è fallita proprio perché non esisteva un sistema di prezzi (cosa BANALE nei socialismi). Sistema dei prezzi sballato o inventato implica malinvestment scarsità di beni di un certo tipo e sovrapproduzione di altri. L'idea anche solo di trattare una comunità umana come una serie di atomi soggetti a regole esterne poi è naif. Nessuna leadership può essere efficiente nel pilotare l'economia. Ma che lo spiego a fare a diwa130..

psicologio

Ven, 18/03/2016 - 15:45

Il sistema comunista sovietico è crollato per la incapacità a reggere i costi della competizione militare con gli USA. Funzionerebbe come sistema adottato da tutti i paesi. Meno efficienza, meno ricchezza ma disuguaglianze azzerate. Certo che certe persone senza SUV non resisterebbero a questo triste destino...