«Ecco perché Heidegger non parlò contro Hitler»

Uno degli autori di «La verità sui Quaderni neri» spiega come il filosofo è stato mistificato

Luigi IannoneSlitta di alcuni giorni l'uscita di Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri (Morcelliana). E anche di questo si parlerà oggi, in una conferenza promossa dal Liceo Archita di Taranto, che vedrà protagonista Francesco Alfieri, uno degli autori del libro insieme a Friedrich-Wilhelm von Herrmann: «Nella sezione del carteggio inedito ci anticipa Alfieri - avevamo previsto soltanto delle lettere di Heidegger indirizzate a von Herrmann. Ma ci siamo accorti che ve ne era un altro, quello tra von Herrmann e Hans-Georg Gadamer che aiuta a ricostruire la posizione di quest'ultimo rispetto alla strumentalizzazione avviata dal cileno Victor Farías nel 1987 e alle difficoltà cui ha dovuto far fronte François Fédie».Che datazione hanno?«Pubblicheremo tre lettere di Gadamer che vanno dal novembre 1987 all'aprile 1988 con sue revisioni a mano. Anni decisivi in cui scoppia l'affare Farías e il rapporto tra Heidegger e il suo discepolo, Gadamer, ci porta a capire non solo il loro legame ma anche come quest'ultimo senta il dovere di rompere il silenzio».È una scelta netta? «Gadamer prende posizione nonostante le gravi difficoltà di salute. François Fédier compie lo stesso gesto in Francia. Ciò che li accomuna non è una banale difesa del loro maestro' ma motivazioni profonde. Le stesse che porteranno von Herrmann a scendere in campo».E quindi dobbiamo aspettarci altre sorprese?«Il lettore avrà finalmente a disposizione per i volumi 94-97 una lunga serie di testi sempre suddivisi su due colonne (una in tedesco ed una in italiano) ed organizzati per unità tematica. E per ogni sezione ci sarà l'analisi filologica». Ma come è possibile che tutte queste novità vengano fuori solo adesso?«Volendo utilizzare una espressione di Gadamer, possiamo dire che esporci in prima persona è stato possibile perché eravamo sorretti dai dati testuali e perché siamo ritornati alle fonti».Sono molti i Paesi Europei che aspettano l'uscita del libro.«Io e von Herrmann condividiamo queste valutazioni con studiosi quali François Fédier, Jean Grondin (biografo di Gadamer), Jeremiah Hackett, Maurizio Borghi e Francesca Brencio».Vuol dire che il clima sta cambiando dappertutto? «La stampa tedesca aveva ridotto all'isolamento von Herrmann. Ma ormai è chiaro che la strumentalizzazione dei taccuini era solo un pretesto per legare Heidegger al nazismo».In Italia, la situazione non sembra cambiata viste le recenti pubblicazioni. «È inammissibile che si faccia uso di una discutibile letteratura secondaria e non si avverta l'esigenza di tornare ai testi. Si scrivono sciocchezze che possono far presa sulla massa, ma lasciano attoniti gli studiosi».A questo punto, può però farci un esempio?«Tra i tanti, ci siamo imbattuti in un passo in cui Heidegger spiegava il perché non abbia mai voluto opporsi pubblicamente al nazismo. Eccone il passaggio dalle Riflessioni VIII, § 51, dove in riferimento al nazismo, Heidegger annota: l'unica cosa che si può fare è quella di constatare il proprio punto di vista contrario, ma non ci si può mai abbassare (wegwerfen) ad un confronto. E anzi anche quella constatazione non deve mai servire ad una presa di distanza pubblica; poiché anche questa potrebbe essere usata solamente per confermargli la sua presunta irrinunciabilità». Cosa significa?«Heidegger non voleva opporre un rifiuto pubblico proprio perché ciò avrebbe ancor di più fatto pensare che la controparte, cioè il nazismo, potesse in qualche modo essere considerato un qualcosa di irrinunciabile tanto da catturare la sua attenzione. E così non era. Ma nel volume 97 la critica contro Hitler diviene molto più aspra».