Editoria, è calma piatta Si festeggia il passato e non si punta al futuro

Al Lingotto celebrate tante vecchie glorie Non si vedono nuove collane, sigle o progetti

Incartate anche le ultime polemiche, e gettate dietro le spalle, restano il Salone del libro, non dimentichiamolo, e il suo successo di visitatori (alla fine sono stati 148mila, in linea con i dati della scorsa edizione). E una domanda: cosa si è visto di davvero nuovo, quest'anno, sul fronte dei libri, cioè dell'editoria? Risposta: non molto.

A Torino 2019 si sono festeggiati tanti compleanni di carta, tra cocktail privati e incontri pubblici: i 90 anni di Bompiani, i 50 anni in blu della Sellerio, e anche di Newton Compton, i 40 della romana e/o rinata grazie a Elena Ferrante, i 30 di Lindau, i 25 di minimum fax e Fazi, i 20 di Fandango, e poi i 50 anni dei benemeriti «Meridiani Mondadori» (lunga vita alla Signora, Renata Colorni), i 70 della imprescindibile Bur che ha segnato in Italia l'inizio dell'editoria economica, cioè il tascabile (contribuendo in grande misura, come si dice, alla crescita culturale del Paese).

Insomma, il glorioso passato, più o meno lontano, della nostra editoria è stato celebrato e riverito durante la fiera torinese, e giustamente. Ma l'incerto futuro, più o meno vicino? Qui al Salone non si è neppure intravisto, non se ne è parlato proprio... Di nuovo-nuovo, sul fronte di progetti editoriali, collane e sigle, in Italia oggi c'è davvero poco. Chi si è imbattuto nello stand di una neonata casa editrice? Chi è venuto a sapere, anche dentro i grossi marchi, di un'avventura originale, inedita? Chi sta lavorando a qualcosa di nuovo? L'impressione è che domini una calma piatta, preoccupante. Le eccezioni che nella fiera dell'editoria nazionale dovrebbero essere la consuetudine si contano sulle dita di una mano. Di un monco. Ad esempio Treccani che sbarca nel mercato libreria (benvenuti) portando al Lingotto i primi otto titoli - su 24 previsti all'anno - di due nuove collane curate da Giorgio Gianotto (uno del team di consulenti di Nicola Lagoia per il programma del Salone, peraltro), che guardano alla saggistica di alta qualità e grande attualità: naturalmente il brand Treccani è una garanzia. C'è il «cambio di passo» della Rai, che sul fronte editoriale passa da Rai Eri a Rai Libri, con una maggiore contaminazione tra i generi (che non è proprio una rivoluzione) e la pubblicazione dei suoi nomi e volti più forti: Alberto Angela, Bruno Vespa, Antonella Clerici, Vincenzo Mollica... E poi c'è Tunué, la cui collana di narrativa «Romanzi», diretta dallo scrittore Vanni Santoni, si apre ora anche alla letteratura straniera (con la co-direzione di Giuseppe Girimonti Greco). Poi ci sono gli straordinari esperimenti, ma per un pubblico di nicchia, di Vincenzo Campo con la sua Henry Beyle (dieci anni di vita, auguri anche a loro, 14 collane e 200 titoli stampati in monotype e linotype, e adesso anche in offset). E poi... e poi basta, ci sembra. Se l'editoria italiana fosse un'unica grossa azienda, ci sembra stia lavorando più a rafforzare il brand che ad investire in innovazione. Tant'è.

A proposito. E il mondo digitale? La bolla degli ultimi anni sembra sgonfiarsi. Di e-book ormai, tra gli stand, si discute poco. La quota di mercato del settore è ferma da tempo al 5%, e non cresce. Ora si parla molto di audiolibri e podcast... Vedremo se saranno un fenomeno come l'e-book, o qualcosa di più. Ci vediamo al prossimo Salone. Speriamo.