Elena Sofia Ricci: "Facendo suor Angela ho scoperto Gesù e la vera spiritualità"

L'attrice torna domenica con la nuova serie della fiction "Che Dio ci aiuti"

Ci sono personaggi che nella vita di un attore - rappresentano il destino. Perché sono il sogno di una vita; perché ti cambiano la vita. «Tutte le attrici sognano d'interpretare la suora. O la prostituta. E il primo dei due è il ruolo più difficile». Il destino ha voluto che Elena Sofia Ricci si misurasse col ruolo più difficile; e che suor Angela - la suora «scorretta, bizzarra, irresistibile», da domenica sarà di nuovo su Raiuno con la quarta serie di Che Dio ci aiuti- le cambiasse davvero la vita. «All'inizio non volevo farla. Reduce dalle fatiche de I Cesaroni avevo giurato Mai più lunga serialità». Fu il regista Francesco Vicario a insistere perché leggesse la storia di questa suorina ex galeotta, condannata per rapina a mano armata e concorso in omicidio. «Qualcosa allora scattò. Capii che, dietro quella donna, che aveva toccato il male e per questo s'era decisa al bene, c'era qualcosa d'importante. Anche per me». Era il 2011, aveva appena iniziato la prima serie, «quando del tutto casualmente conobbi una suora che era l'incarnazione del mio personaggio. Scorretta , imprevedibile, affascinante, irresistibile. Ma allora suor Angela esiste davvero!, pensai. Lei era quella che io avrei voluto essere sullo schermo». Non basta: la «vera» suor Angela ha accompagnato Elena Sofia Ricci in un cammino di riscoperta della Fede che ha cambiato la donna quanto l'attrice. «Io sono stata a lungo agnostica. Ma sempre attratta dalla figura di Gesù. Ero un' assetata di luce. Come stessi vicino ad una porta socchiusa, in attesa che qualcuno me l'aprisse. Ecco: la vera suor Angela è stata la ventata che quella porta me l'ha spalancata». Da allora le battute del personaggio, che all'attrice parevano talvolta eccessive o retoriche, la donna le comprendeva appieno; «perché ne facevo esperienza diretta. E ora potevo restituirle». Sta capitando anche a lei, insomma, ciò che in situazioni analoghe è capitato a Fernandel con don Camillo, o a Terence Hill con don Matteo: «Sperimento che l'amore che si prova per Gesù non è una faccenda simbolica, un'immagine retorica. No, no: è amore vero. Concreto». I motivi del successo di Che Dio ci aiuti stanno, forse, anche in questa diversità d'approccio. «Ma anche nella leggerezza, nella letizia, che talvolta alla Chiesa manca, e che Papa Francesco lui è stato proprio il Signore, a mandarcelo! ci insegna a riscoprire». Professionalmente, poi, il personaggio di questa suora avventata e pasticciona, ma anche materna e arguta, le offre un ventaglio di registri interpretativi davvero ampio: «dalla spiritualità alla commedia all'italiana. Con tutti i passaggi intermedi». Nella nuova serie, infatti dieci appuntamenti prodotti dalla Lux Vide, girati ancora accanto a Valeria Fabrizi e Francesca Chillemi, con le new entry Diana Del Bufalo e Arianna Montefiori - la battagliera protagonista dovrà vedersela con due «figlie» particolarmente difficili: una escort tutt'altro che pentita, e la figlia di un suo ex fidanzato. Nonostante la citata fobia per la lunga serialità, sarà disponibile la Ricci (che il 19 riporta a Roma la sua prima regia teatrale, il musical Mammamiabella!) ad una probabile quinta serie? «Lasciamo fare al Signore».