Emanuela Orlandi tra la Magliana e il cielo. Ecco Scamarcio e Sansa nel film "top secret"

In uscita il 6 ottobre l'opera di Faenza sul caso che da 33 anni turba il Vaticano

C'è un limite pratico alla verità: la pelle. E quando cose, più o meno oscure, girano intorno al Vaticano, il massimo che si può fare è guardare meglio. Promette proprio questo il nuovo film di Roberto Faenza, intitolato La verità sta nel cielo, in uscita sorvegliata il 6 ottobre con Rai Cinema, che, tanto per cominciare, non ha voluto mostrare il lavoro finito neanche agli attori coinvolti, tutti di prima fascia. Il che accade quando occorre stare attenti agli spifferi: meglio chiudere porte e portoni. Così pare che Riccardo Scamarcio, nel ruolo a lui adattissimo di Enrico De Pedis, detto «Renatino», boss della banda della Magliana sepolto come un papa nella basilica romana di Sant'Apollinare, sia furibondo per tale eccesso di zelo.

Non siamo dalle parti di Romanzo criminale, ma del caso Orlandi, un'altra pagina oscura della storia nazionale anni Ottanta, che ha sempre la Capitale infetta come «gnommero», direbbe Gadda. E adesso l'autore di film intensi quali I Vicerè e Prendimi l'anima è pronto a suggerire retroscena inediti di quel caso, dove tutto è così incredibilmente vero da sembrare impossibile. Il 22 giugno 1983 Emanuela Orlandi, quindicenne cittadina vaticana che ricordiamo con la bandana tra i capelli sciolti, nell'atto di suonare il flauto traverso, sparisce nel centro di Roma. La ragazzina è figlia di un messo pontificio e l'affare si complica: indagini, ipotesi, poteri forti e marci, depistaggi e omertà si aggrovigliano nell'inestricabile matassa, che a papa Bergoglio, in recente udienza con il combattivo fratello di Emanuela, Pietro, ha ispirato la frase: «Lei sta in cielo». Come la verità, dunque. Come Emanuela, che non è più tornata a casa.

«Il film poteva andare a Venezia, ma Rai Cinema ha preferito di no e così ho perso la vetrina internazionale», si rammarica Faenza. Probabilmente al festival di Barbera, un po' hollywoodiano e un po' cinefilo, quest'opera destinata a far discutere correva il rischio di bruciarsi. E il direttore della Mostra preferisce programmazioni più curiali, sebbene il film di Faenza sia adatto alla platea internazionale: il caso Orlandi ha, infatti, risonanza mondiale.

Non a caso, nel film Maya Sansa ricopre il ruolo di giornalista d'una tv inglese, inviata a Roma per narrare come tutto ebbe inizio. Con l'aiuto di un'altra collega, giornalista di un noto programma tv italiano, interpretata da Valentina Lodovini, ecco scoperta un'altra pista. Intanto, sulla scena appare Sabrina Minardi, l'ormai emersa Greta Scarano, qui come amante di «Renatino»: è una che vuota il sacco, che le cose le sa e vuole dirle.

Tre anni di difficile gestazione e trent'anni di attesa: La verità sta in cielo illumina la piramide omertosa che grava sulla Capitale, con ramificazioni ancora attuali. Dove politica, una parte della Chiesa e criminalità organizzata stanno alla base di spaventosi delitti, tra Ior e Banco Ambrosiano; i Lupi Grigi di Alì Agca e la banda della Magliana. «È venuto il momento in cui il cinema faccia luce su uno dei misteri più sconcertanti della storia recente. Il tema è scabroso. E la Orlandi si vedrà giusto nella prima scena, quando fa l'ultima telefonata a casa, appena uscita dalla lezione di musica e prima di sparire per sempre nel nulla», anticipa Faenza. Prodotto, con Rai Cinema e Mibact, da Elda Ferri, partner di vita e di lavoro del regista, qui anche sceneggiatore, il film irrompe sulla scena proprio mentre la Capitale si trova, per l'ennesima volta, al centro di una furibonda lotta di potere tra Vaticano, Campidoglio e alta finanza. «Per quanto il cinema sia sempre finzione, ogni avvenimento qui narrato è suffragato da una rigorosa documentazione, nonché da testimonianze confermate dalle varie inchieste con sentenze passate in giudicato.

Come direbbe Shakespeare, in questa storia tutto è così incredibilmente vero da sembrare impossibile», riflette Faenza, che nel suo film, dove recita anche la nipote di Emanuela Orlandi, Elettra, figlia di Pietro, farà sentire la voce di papa Wojtyla. Cosa ci può essere di così terribile, da indurre il Vaticano al silenzio? Quel Vaticano sempre di mezzo, quando i fatti diventano oscuri. Un luogo dove, tra culti e reverenze, si consumano misteriosi delitti.

Commenti

Tommaso_Nelli

Mer, 14/09/2016 - 18:49

Buonasera, scrivo con cognizione di causa perché autore di un libro-inchiesta sulla vicenda di Emanuela Orlandi: "Atto di dolore - Errori investigativi, testimonianze inedite e documenti desecretati: il caso di Emanuela Orlandi è una partita ancora aperta", David and Matthaus Editore. Se ogni valutazione sul film la rinvio a dopo una sua visione, dissento dalle parole di Faenza circa la suffragazione dei fatti con documenti ufficiali. Perché dalla loro lettura emerge chiaramente l'inattendibilità di Sabrina Minardi, personaggio centrale del film, che ha cambiato più volte versione sui fatti durante l'ultima inchiesta giudiziaria e che è stata prosciolta dai magistrati i quali, nonostante un lavoro enorme, non hanno trovato il minimo riscontro alle sue dichiarazioni.