Ester Grossi è la regina della pittura "ultrapiatta"

L'artista di Avezzano si ispira alle opere di Alex Katz

Ester Grossi dipinge come il grande Alex Katz, solo che il primo, di origine ebrea russa, è nato nel 1927 a Brooklyn, la seconda più modestamente nel 1981 ad Avezzano, provincia dell'Aquila. Detto per inciso ad Avezzano sono nati pure Gianni Letta e Sabrina Colle, raffinatissima attrice di teatro. In ogni caso, Katz è uno degli storici artisti associati alla pop art che ha fatto propria l'ideologia - stigmatizzata a suo tempo da Tom Wolf - della «superficie piatta» che contraddistinse i nuovi pittori americani, sodali di Warhol, in opposizione agli espressionisti astratti alla Pollock. Ester Grossi, per quanto possibile, è ancora più piatta di Katz, una sorta di iperflatness, di ultrapiattezza, che è diventata il segno distintivo della sua opera.

All'inizio della carriera - per sua stessa ammissione - usava molto il chiaroscuro, cosa che adesso aborrisce al limite del fastidio fisico, preferendo «appiattire» ed eliminare qualsiasi dettaglio superfluo, facilitata in questo dalla tecnica usata, l'acrilico. Per questo motivo le sue figure, ritratti o, più rari, paesaggi appaiono come perfette illustrazioni riprodotte al computer nelle quali le campiture di colori, spesso primari, si incontrano senza mai sovrapporsi. E non è un caso che Ester sia spesso chiamata nella pubblicità o nella musica, a misurarsi col lavoro dell'illustratore puro, con risultati sorprendenti poiché lo stile retrò, che ricorda molto i primi anni del Novecento, viene reinterpretato alla luce della più smaliziata contemporaneità.

Finalista del Premio Cairo 2012, l'ultima esposizione della Grossi nel 2013 - alla Spazio Testoni di Bologna - si intitolava Fucinus Lacus ed era dedicata alla propria terra, l'altopiano della Marsica dove un tempo sorgeva un lago carsico, dalle splendide acque, che già in epoca romana fu oggetto di numerosi tentativi di bonifica, almeno secondo il racconto di Svetonio. E che poi venne prosciugato nel 1878, con un magniloquente progetto idrico sovvenzionato dal banchiere e proprietario terriero Alessandro Torlonia, poi innalzato pur le merite a principe. Ester Grossi ricrea la leggenda del lago e della bonifica e dei cambiamenti geografici e sociali (i marsicani da pescatori si trasformarono in agricoltori) con grande capacità onirica e sensibilità pittorica.