«Per favore niente eroi» Accordino incarna Carver In scena lo spettacolo sul grande scrittore statunitense

Corrado Accordino, regista e attore

Il modus operandi di un autore-regista come Corrado Accordino si può configurare come il percorso originale di un intellettuale della scena teso a percorrere per sommi capi la storia ideologica e critica che innerva la letteratura del ventesimo secolo. Specie dei prediletti americani, da tempo laureati come indimenticabili maestri di stile ma da troppi anni incompresi. Se non frettolosamente schedati tra quei cosiddetti classici che pochi o nessuno legge più.
È stato così per le sue riproposte di un autore ieri scomodo come Orwell prima che il regista-adattatore scoprisse le potenzialità racchiuse nel nome di Carver. Forse l'ultimo tra i «rebels without cause» che popolarono la Mela Marcia di nome America alla svolta del secolo attuale. Insieme ad altri due attori (Alessia Vicardi e Daniele Ornatelli) che accanto a lui vanno elogiati per l'aderenza fisica ai rispettivi ruoli e al pathos propagato dalle loro silhouette accecate dalla fredda luminosità della casa-dormitorio, Accordino precipita la piccola grande vicenda di Raymond, piccolo alfiere destinato alla più crudele delle morti, in una sorta di rito collettivo.
Orchestrando lo spettacolo, intitolato Per favore, niente eroi, con la cura maniacale di un requiem. Dove persino le veneziane che scorrendo rivelano e poi occultano gli interni, sede del tormento privato e degli sterili afflati di chi vi abita, diventano un quarto attore che ne minaccia l'esistenza. Azzerando addirittura la possibilità di interpretarne il ritmo vitale e di scorgerne l'aspetto. Con Carver-Accordino che arringando il pubblico, l'occhio nascosto dal cappello dentro un chiaroscuro che ne vela i lineamenti, invita ad andare ben oltre l'aspetto fisico del personaggio di cui è il simbolico portavoce.
Privilegiando, nel dettato ironico e sornione delle brevi scene che lo ospitano, il lato mesto e surreale del suo breve percorso vitale. In una sorta di one man show articolato in tre movimenti orchestrato come una partitura dove jazz e punk si alternano al fragore del rock.
Per favore niente eroi è in tournée in questi giorni a Torino, Monza e in diversi teatri dell'hinterland milanese.