Il film del weekend: "Cenerentola"

Educativo e spettacolare, con un cast di prim'ordine. La Disney omaggia il suo capolavoro animato del 1950 regalandone la versione live action alle nuove generazioni

A sessantacinque anni di distanza dal lungometraggio animato, la Disney propone di nuovo l'intramontabile "Cenerentola" ma stavolta in versione live action, affidandone la regia a Kenneth Branagh. Dimenticate i pasticci legati alla moda hollywoodiana degli ultimi anni di rivisitare i grandi classici trasformandoli in pellicole girate dal vero e con derive tra il gotico e il fantasy, perché qui non si compie nulla di sacrilego e si mantiene intatto l'incanto della favola vecchio stile ricreandone l'atmosfera alla perfezione. Dal punto di vista tecnico il lavoro è eccellente e, quel che più è encomiabile, i contenuti educativi di partenza presentano addirittura importanti integrazioni. La storia, arcinota, viene ora dotata di un prologo più corposo e complesso in cui una bambina, Ella (Lily James), promette alla madre morente di conservare coraggio e gentilezza qualunque prova la vita voglia porle innanzi. Dopo qualche anno il padre si risposa con una vedova, Lady Tremaine (Cate Blanchett), che ha già due figlie: Genoveffa e Anastasia. Indispettite dalla bellezza e dai modi affabili di Ella, le tre, alla morte dell'uomo, la riducono a serva. Un giorno, vinta da un momentaneo sconforto per l'ennesimo sopruso subito, la ragazza, nel frattempo ribattezzata Cenerentola dalle sorellastre, fugge a cavallo nel bosco e incontra un giovane, Kit (Richard Madden), ignorando si tratti di un principe. La simpatia tra i due è immediata. Seguiranno, nell'ordine: fata madrina, zucca trasformata in carrozza, ballo a corte, fuga con perdita della scarpetta di cristallo e tutto quel che sappiamo.

Il cast d’eccezione si muove in un allestimento quasi teatrale, che vede ai costumi Sandy Powell e alle scenografie Dante Ferretti, due eccellenze pluri-premiate nel loro campo. Branagh dirige gli attori in modo superbo. Ottima la fata madrina di Helena Bonham Carter, beffarda e burlesca ma misurata rispetto alle sue goticheggianti precedenti interpretazioni. Giusti per la parte anche i giovani protagonisti, molto credibili nell'incarnare due ragazzi che si sono incontrati e scelti solo in virtù del sentimento e che, quando si ritrovano e riconoscono al ballo, hanno gli occhi pieni di commozione. Da Cate Blanchett, Branagh ottiene una matrigna capolavoro e riesce a dosarne la presenza scenica in modo che non metta mai in ombra la giovane Lily James. Così come all'inizio del film ci viene mostrata l'origine della bontà e della grazia virginale di Cenerentola, verso la fine è svelato qualcosa di più del vissuto che sta dietro alla malvagità e al carisma luciferino di Lady Tremaine. Più che a una cattiva disneyana, somiglia a una tormentata diva anni '40 in stile Joan Crawford: è una donna ancora molto bella, vedova due volte, delusa dalla vita, provata dalla sofferenza di aver visto andare in frantumi i propri sogni e che ha scelto quindi, per sopravvivere, il calcolo e la strategia svendendo se stessa e investendo nella propria ambizione. Gioventù e innocenza sono le cose che ha perso per sempre e che più invidia.

Imparerà a sue spese che chi agisce per mero tornaconto rimane con un pugno di mosche in mano. Quanto a Cenerentola, dopo aver consacrato se stessa, come ripete spesso, a "gentilezza e coraggio", cade quasi in contraddizione nell'ultima battuta lanciata in direzione della matrigna quando, proprio per eccessiva coerenza in termini di bontà, le dice: "Ti perdono" e, in questo modo, si vendica come più ferocemente non potrebbe. Ci sono tanti piccoli omaggi al film del 1950 entrato nel mito, a ognuno dei quali, chi gli è stato affezionato, in cuor suo sussulterà. Questa nuova pellicola perde le canzoni ma guadagna in riflessioni che, a livello di imprinting, possono fare la differenza nei bambini di oggi che si accostano a "Cenerentola" per la prima volta. Tra i tanti spunti, l'idea che la gentilezza dia potere e, se accompagnata da coraggio, possa condurre ovunque, l'importanza che i bei ricordi hanno per andare avanti nei momenti bui, la necessità di essere d'animo buono per accedere a un pizzico di aiuto soprannaturale. Questa nuova Cenerentola non sospira guardando il castello da lontano come quella del 1950, non sogna di diventare principessa e il fatto che il giovane di cui si è innamorata sia una testa coronata, è soltanto un dono fortuito e secondario arrivatole perché, da pura di cuore qual è, se l'è meritato. Siamo di fronte ad un film che resterà perché rappresenta un incantesimo raro e porge l'opportunità meravigliosa di sentirsi magici per un paio d'ore come solo i bambini sanno essere, qualsiasi sia la nostra età anagrafica.