Il film del weekend: "Hitchcock”

Focalizzato sulla storia d'amore tra Hitchcock e sua moglie, è il racconto pubblico e privato della travagliata gestazione del film "Psycho"

"Hitchcock" è un biopic parziale nel senso che ritrae solo diciotto mesi della vita del grande regista; per l'esattezza quelli che gli servirono a consegnare alla storia del cinema la sua opera più controversa e innovativa, "Psycho".

Nel 1959, pur reduce dal grande successo di "Intrigo internazionale", Hitchcock (Anthony Hopkins) è molto inquieto riguardo a quello che sarà il suo futuro artistico; almeno fino a quando non rimane ossessionato da un romanzo basato sulle gesta di un serial killer e, ritrovato l'entusiasmo creativo, mostra l'audacia di volerne trarre il suo prossimo film. Sebbene sconsigliato da tutti, nell'ostilità di casa produttrice e censura, egli affronta il momento più difficile della sua carriera arrivando ad autofinanziarsi e correndo il rischio di far naufragare, a causa delle tensioni professionali ma non solo, il rapporto con la moglie Alma (Helen Mirren).

Il regista Sascha Gervasi, esordiente per quel che concerne i film di narrazione, si è basato sul libro di Stephen Rebello "Alfred Hitchcock and the making of Psycho", eppure la sceneggiatura di John J. McLaughlin finisce col mostrare più interesse per il matrimonio tormentato degli Hitchcock piuttosto che per la realizzazione della celeberrima pellicola. Il film non reca precisazioni circa le tecniche innovative che furono impiegate in "Psycho"; né accenna al perché divenne un capolavoro nell'unire esigenze autoriali e gusto popolare. Più che altro si assiste a un'incursione nei vizi, nelle virtù e soprattutto nella vita coniugale di un grande regista il cui mito è qui ridimensionato, consentendo di evitare l'agiografia tipica di molti film biografici.

L'Hitchcock ritratto, quando non somiglia a un bambino viziato, è un uomo divorato dall'angoscia, pieno di pulsioni oscure e tendenze voyeuristiche, in lotta quotidiana contro demoni interiori che soffoca in gola tramite cibo e alcool.

Anthony Hopkins non somiglia particolarmente al corpulento regista, neppure con le guance in lattice e la mole posticcia; ma ne rende bene la goffaggine e la sardonica impassibilità che in realtà nascondeva indomita risolutezza.

Il film rende onore soprattutto alla figura di Alma, la moglie devota ma non per questo docile, che seppe stare al suo posto con molta dignità e rara tolleranza. Le viene restituita l'autorevolezza professionale che in vita ebbe solo tra le pareti domestiche, suggerendo addirittura che fosse lei il cardine del successo del marito. Nell'interpretarla, Helen Mirren illumina il film di grazia, regalità e intelligenza. Tra gli altri interpreti s'intravede appena Tony Colette e spicca una Scarlett Johnson molto glamour ma lontana dalla rigidità a tratti asessuata della tipica bionda hitchcockiana.

Nonostante il dispiegamento di talenti e la raffinatezza un po' teatrale, agli estimatori di Hitchcock questo film parrà essere un pallido omaggio al regista a uso e consumo di nostalgici senza troppe pretese; perché un'icona del cinema così particolare forse può avere giustizia solo in un vero e proprio documentario. In definitiva, una pellicola elegante ma probabilmente non all'altezza delle aspettative generate dal suo mirabile cast e dal personaggio iconico cui è dedicata; ha comunque il pregio di far venire voglia di rivedere non soltanto "Psycho" ma tutto quanto ha reso Hitchcock immortale.