Il film del weekend: "Magic Mike XXL"

Trama alla "Step Up" per una pellicola che è poco più di un agglomerato di strip maschili, ma ha un paio di divertenti scene cult e dà indicazioni emotive su come trattare il gentil sesso

Un calderone di ammiccamenti porno-soft ben coreografati e musicati; ecco come potremmo definire "Magic Mike XXL", il film uscito questa settimana in circa trecento sale e che si appresta a intrattenere soprattutto la platea femminile e quella omosessuale. La sceneggiatura è quasi inesistente ma il risultato viene comunque portato a casa: grazie a una buona dose di ironia e a un paio di scene cult con protagonista Joe Manganiello, il collage di strip maschili, (perché di questo in sostanza si tratta), è divertente. Inoltre, la presenza di una patina femminista con i suoi continui riferimenti al rispetto della donna non fa certo male. La pellicola è ambientata tre anni dopo l'abbandono da parte di Mike (Channing Tatum) dell'attività di spogliarellista. Oramai anche gli altri del gruppo con cui si esibiva sono pronti a seguirne le orme e a cambiare vita, ma prima vogliono dare un addio alle scene che sia per loro indimenticabile. Progettano a questo scopo di partecipare alla convention annuale per strippers che si tiene a Myrtle Beach e di esibirsi in un ultimo spettacolo che veda coinvolto anche Mike. Partono a bordo di un camioncino e, lungo il tragitto, si trovano faccia a faccia con le loro insicurezze passate e future, con vecchie fiamme e nuovi potenziali amori. Supereranno ogni imprevisto grazie alla forza dell'amicizia che li lega. Steven Soderbergh, il cui primo "Magic Mike" nel 2012 costò appena 7 milioni di dollari e ne incassò oltre 160, lascia le redini della regia ad un suo collaboratore storico che esordisce al lungometraggio, Gregory Jacobs, restandogli comunque a fianco in veste di produttore esecutivo, montatore e direttore della fotografia.

La dicitura XXL, che è aggiunta al titolo originario, indica che il film pullula di eccessi di vario tipo, soprattutto in termini di nudità e scanzonata esuberanza. Siamo in un road movie chiassoso, un po' volgare e sempliciotto, consapevole di esserlo e che non tenta di fingersi quel che non è; questa trasparente genuinità è una qualità in nome della quale si può perdonare molto. Ogni volta che i protagonisti sfiorano il ridicolo, lo fanno divertendosi e divertendo, senza nascondersi e anzi sfoderando un'autoironia che risplende ben più dei muscoli. Le caratterizzazioni sono grossolane, a volte rasentano la "macchietta"; le dinamiche personali sono abbozzate e non c'è traccia di introspezione o dramma. Eppure questi spogliarellisti che ci tengono a definirsi "artisti" e hanno la vocazione di "guaritori" dell'altro sesso, sono senza dubbio ritratti come ammantati di positività. Non lasciamoci stordire dalla girandola di urla femminili, dalle coreografie ai limiti del porno e dai siparietti con milf e drag queen. C'è dell'altro. Grazie alle interazioni con presenze femminili variamente assortite, che hanno le fattezze di Jada Pinkett Smith, Andie MacDowell, Amber Heard ed Elizabeth Banks, in mezzo al divertimento sfrenato si fanno largo alcuni suggerimenti al pubblico maschile. E' alla parte di spettatori in teoria meno interessati alla pellicola, infatti, che questa potrebbe rivelarsi utile e illuminante, laddove invita a capire che non è tanto il fisico scolpito quanto la volontà di far sentire bene una donna, di renderla felice, di ascoltarla e curarne le ferite, a fare la differenza e ad accendere le luci su un uomo in mezzo a tanti altri.