Il film del weekend: "Spider-Man: Homecoming"

L'adolescenza e la fallibilità di un supereroe alle prime armi, raccontate con brio in un teen-movie divertente e riuscito

Il personaggio di Spider-Man è stato protagonista al cinema, negli ultimi quindici anni, di ben cinque film, ossia la trilogia firmata da Sam Raimi e il reboot ad opera di Marc Webb. L'idea di veder calzare la maschera dell'uomo ragno a un altro attore, a così stretto giro di tempo, dopo che a farlo sono stati Tobey Maguire ed Andrew Garfield, può risultare straniante per lo spettatore, eppure "Spider-Man: Homecoming", il nuovo riavvio firmato stavolta Marvel, fa sembrare che non ci siano stati altri "spararagnatele" prima di Tom Holland.
Il film è un teen-movie vivace e divertente, creato su misura per i millennials. La trama, semplice ma meno prevedibile di quanto si possa pensare, permette di esplorare il quotidiano dell'adolescente Peter Parker, diviso tra prime cotte, routine scolastica e l'urgenza interiore di farsi valere come supereroe.
In molte scene ci si dimentica di essere in una pellicola targata Marvel e ci si sente in una commedia liceale americana degli anni 80. Naturalmente l'azione non manca ma è condita di un umorismo piacevole e guascone che rievoca lo spirito dei fumetti.
"Spider-Man: Homecoming" ritrae un Peter Parker apprendista supereroe che ancora non conosce il dramma esistenziale legato alla responsabilità del ruolo e che è concentrato, piuttosto, sui problemi pratici legati al fatto di essere alle prime armi.
Sotto l'ala protettiva di Iron Man (Robert Downey J.), che compare senza mai rubargli la scena, Peter (Tom Holland) prova a superare la goffaggine in stile "Kick-Ass" e a guadagnarsi quanto assaggiato negli scontri narrati in "Captain America - Civil War": lo status di Avenger. Cercando di sfuggire all'occhio vigile di Zia May (Marisa Tomei) e avvalendosi della complicità dell'amico nerd sovrappeso, Peter decide di indossare la sua identità segreta e affrontare un trafficante di armi dotato di tecnologia aliena, l'Avvoltoio (Michael Keaton).
A fare da contrappeso alla leggerezza di un film che glissa volutamente su eventi drammatici come la morte di zio Ben e scorre in un tripudio di "fico" e "fichissimo", è posto un villain di spessore, dal carisma tetro e dalle motivazioni credibili. Nell'interpretarlo Keaton fa la differenza, esattamente quanto Tom Holland, attore ventunenne, nei panni verosimili di ragazzino impacciato e caparbio.
L' "homecoming" del titolo si riferisce al ritorno a casa del protagonista dopo l'esperienza vissuta al fianco di Tony Stark e compari, ma anche al ballo della scuola (che in America è chiamato così) e al fatto che finalmente il brand di Spider-Man fa ritorno alla casa madre, la Marvel.
L'orchestrazione dei personaggi e dei vari registri appare bilanciata e il risultato è un ensemble ritmato e divertente, davvero piacevole da vedere anche nel caso non si appartenga al target di riferimento del film, quello dei teenager.