Il film del weekend: "Tutti i santi giorni"

Una commedia semplice, divertente e necessaria che sussurra, con grazia, istruzioni di felicità quotidiana ai tempi della crisi

Paolo Virzì abbandona la vena caustica con cui ha spesso ritratto i vizi italici e ci regala una commedia alla riscoperta delle gioie piccole ma fondamentali dell'unico vero bene-rifugio nell'era dell'austerity: l'amore.

Guido e Antonia convivono in un bilocale alla periferia di Roma. Hanno due caratteri e due background opposti, così come il loro orario di lavoro; lui, pacifico e molto colto, fa il portiere di notte in un hotel e lei, sanguigna e di un'ignoranza fiera, lavora in un autonoleggio di giorno e si esibisce come cantautrice in beceri pub la sera. Il loro quotidiano volersi bene è messo a dura prova quando scoprono di avere difficoltà a procreare.

Non è un film sulla ricerca di un figlio e sulla fecondazione assistita; il problema della fertilità è solo il pretesto per raccontare la complicità con cui i protagonisti affrontano gli ostacoli e superano le incomprensioni.

"Tutti i santi giorni" non ha una trama vera e propria, è piuttosto un'incursione discreta nella vita e nelle abitudini di una coppia assortita in maniera eccentrica: un anacronistico cavaliere dell'amor cortese e un'indomita bisbetica. La particolarità di Guido e Antonia è sbarcare con inusitata grazia proprio questi tempi disgraziati e farlo mediante risorse imperiture come il sostegno reciproco, un personale interesse culturale (le letture dei classici antichi per lui, la musica per lei), l'amore e l'attenzione alle piccole gioie quotidiane.

Questi due trentenni hanno un approccio pulito alla vita come quello di chi vi si affaccia ogni giorno con rinnovato incanto pur nelle identiche condizioni, perché la sicurezza cui si aggrappano non è quella degli oggetti ma quella di alcuni piccoli riti quotidiani che regalano complicità. Conservano tratti quasi infantili ma, come pochi adulti, hanno saputo affrancarsi dalle proprie radici familiari e dalle aspettative genitoriali così come dai desiderata imposti dalla società. Pacificati con i loro impieghi modesti, non passano la vita a recriminare di non avere quanto meritano. Hanno l'ambizione di colmare bisogni primari come amare ed essere amati, aspirazioni come quella di avere un bambino piuttosto che l'auto nuova o un lavoro meglio retribuito. Insomma, sanno essere felici in un'epoca d'insoddisfatti cronici e in questo sono due rivoluzionari come solo le anime pure sanno essere.

Virzì dipinge un piccolo romanzo di periferia. Anche se molti già parlano di film di disimpegno solo perché privo di alcune allusioni politicamente militanti care al regista, quest'opera è in realtà un dono disinteressato di levità e risorse psicologiche, mai tanto utili, necessarie e prive di bandiere.

Questa pellicola è insomma uno spiraglio di autenticità e un invito potente a contare le benedizioni che sono a nostra disposizione tutti i santi giorni; una divertente agiografia del quotidiano da tenere stretta per avere il cuore al caldo durante la fredda stagione della crisi economica.