Le fobie al tempo dei "vegani". Ecco la psico-coppia di Costanzo

In "Hungry Hearts" la vita matrimoniale passa velocemente dalla commedia alla tragedia. Il regista: "Sono stato spregiudicato come Cassavetes. E ho girato come ai vecchi tempi"

da Venezia

«I film tendono a somigliarsi tutti, troppo. Così, finché sarà possibile, i miei li realizzerò in pellicola, questo infatti è girato in 16mm». Una cosa che potrebbe apparire come un dettaglio solo per specialisti. In realtà buona parte della riuscita del secondo film italiano in concorso a Venezia 71, Hungry Hearts di Saverio Costanzo, è dovuto proprio alla capacità che il regista ha di raccontare per immagini una claustrofobia storia di un altrettanto fobica coppia di sposini a New York. Dove Alba Rohrwacher interpreta Mina, un'italiana che lavora in ambasciata, e l'attore rivelazione della serie Girls Adam Driver l'ingegnere Jude alle prese con la loro prima gravidanza. Ma, dai toni da commedia, con la divertente velocità di racconto degli antefatti - i due si conoscono in un bagno in cui vengono sono chiusi per sbaglio, poi vanno a letto, ecco il figlio e quindi il matrimonio - si passa rapidamente a quelli di un horror incipiente dopo la nascita del bambino. Che, per la madre, va protetto a tutti i costi dall'inquinamento del mondo esterno o dal cibo non adatto. Il piccolo quindi non esce praticamente mai di casa e viene nutrito seguendo una dieta vegana che gli procura problemi di crescita. Il padre, prima asseconda la moglie, poi si vedrà costretto a intervenire dando da mangiare di nascosto al bimbo la carne mentre la madre provvederà a fargliela vomitare poco dopo. Naturalmente, con un simile andazzo, la coppia, che oltretutto, vive in un minuscolo appartamentino, scoppia e il film si tinge di rosso.

Tratto dall'autobiografico libro Il bambino indaco (Einaudi) di Marco Franzoso, Hungry Hearts abbandona i lidi veneti, dove è ambientato, a favore di una location più internazionale, la Grande Mela: «Non si tratta d'una scelta calcolata, non è “tu vuoi fa' l'americano”, in realtà per raccontare l'isolamento di questo personaggio avevo bisogno di una città più violenta, che non si fa dimenticare» - spiega il regista di La solitudine dei numeri primi che in passato a New York ci ha vissuto «e mi sono sentito molto solo e isolato». Ecco allora una storia di non complicità di coppia, di poca comunicazione, di chiusure, di diffidenze: «Il mio rapporto con il libro - spiega Costanzo - è stato complicato, prima mi ha respinto e poi attratto. Un anno e mezzo dopo la lettura mi sono messo a scrivere ed è venuto fuori questo film. Volevo imparare a guardare questi personaggi con dolcezza e tenerezza e allo stesso tempo riflettere sul mio ruolo di padre».

Alba Rohrwacher aggiunge alla sua galleria di personaggi, sempre un po' borderline , questa madre che chiunque immediatamente definirebbe squilibrata mentre, per l'attrice, «è un personaggio in trasformazione che sbaglia ma che, forse, potrebbe trovare la sua strada». Un concetto sostenuto anche dallo stesso regista: «Non credo che lei sia pazza anche perché sarebbe un giudizio su un personaggio che io invece mi limito a raccontare. C'è poco pensiero e molta azione in questo film che è debitore della spregiudicatezza da regista di Cassavetes». E infatti in Hungry Hearts , la cui uscita è prevista a inizio 2015, ci sono echi di Rosemary's Baby di Polanski con Cassavetes. Come in qualche inquadratura grandangolare dell'appartamento: «Abbiamo lavorato molto - dice l'altro protagonista Adam Driver - proprio su come ci dovevamo muovere in questo spazio claustrofobico».