Fondazione o Circolo: sono Bray e Lagioia a comandare sempre

Bray e Lagioa al comando del "Circolo dei Lettori" di Torino

Se la cultura è la cartina di tornasole della politica, ciò che sta accadendo a Torino, città-capitale del più einaudiano azionismo intellettuale e sede del maggiore evento gramsciano del Paese, cioè il glorioso Salone del Libro, è la dimostrazione di come la rivoluzione - quando c'è di mezzo certa Sinistra - è sempre la maggior garanzia perché le cose rimangano come sono. Tutto cambia, in modo che tutti (loro) restino sulla propria poltrona.

I fatti. Mercoledì sera i componenti del Consiglio d'amministrazione del «Circolo dei Lettori» di Torino e il suo presidente Luca Beatrice (in anticipo di una decina di mesi rispetto alla scadenza del mandato) si sono dimessi. Perché? Perché dopo i pesanti guai giudiziari e finanziari con relativi scandali e polemiche, la Fondazione per il Libro, cioè l'ente che fino a ieri gestiva l'organizzazione del Salone del Libro al Lingotto, è stata messa in liquidazione (lasciando a casa peraltro dodici dipendenti, senza stipendio per mesi). Sparita la Fondazione, il Circolo dei lettori (finanziato dall'Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte), grazie al proprio impegno, il proprio staff e la propria esperienza, è diventato il titolare unico dell'organizzazione del Salone, garantendone già nella scorsa edizione il regolare svolgimento.

Bene. E cosa succede ora? Che il presidente Luca Beatrice e i consiglieri del Circolo, su «richiesta» del socio fondatore, cioè la Regione Piemonte, nella persona del governatore Sergio Chiamparino, si dimettono per «permettere di costituire una nuova governance che rispecchi i nuovi obiettivi». Cioè: lasciano le loro poltrone per lasciarle libere... a chi? A Massimo Bray, il quale senza battere ciglio passa dalla presidenza della defunta Fondazione per il Libro alla presidenza del Circolo (che da oggi, fra i suoi tanti eventi culturali, gestirà anche il Salone). Non solo. Bray naturalmente si porterà «dentro» anche il direttore del Salone delle ultime due edizioni, Nicola Lagoia, il quale a sua volta si porterà «dietro» i suoi consulenti (tutti come al solito sull'asse RaiTre-Repubblica-minimumfax), passando in testa all'attuale direttrice del Circolo, la quale finirà per diventare una sua «collaboratrice», o poco più.

E così, dopo aver fatto fallire l'ente che gestiva il Salone ed essere quasi scomparsa dal Paese a livello politico ed elettorale, la stessa vecchia Sinistra si ritrova, come sempre, ai vertici del Salone. Che infatti non interessa nulla ai grillini (il Comune di Torino ha abbandonato la partita da tempo, facendo capire quanto poco importi al sindaco Appendino e ai suoi elettori la cultura) ma interessa molto a Chiamparino, maggiorente del Pd e tutor dell'intellighenzia torinese - o meglio: romano-pugliese come Bray e Lagioia. C'è chi fa elegantemente un passo indietro (Luca Beatrice ieri ha detto che «chi occupa seppur gratuitamente una poltrona pubblica si deve considerare inquilino pro tempore poiché dalla politica riceve un mandato: nessuna polemica dunque, nessun vittimismo») e chi silenziosamente ne fa due avanti. Mangiandosi sempre - visto che con la Cultura si mangia, eccome - la fetta più grossa.