Fratelli d'anima dall'Africa alle trincee

Di notte «tutti i sangui sono neri». I sangui dei neri, i «cioccolatini» che combattono in trincea con l'esercito francese, e i sangui dei «nemici dagli occhi azzurri», i tedeschi dall'altra parte del campo e, perfino, i sangui degli «occhi azzurri» che danno gli ordini, come il capitano Armand. È tra le sue fila che si sono arruolati Alfa Ndiaye e Mademba Diop, due Fratelli d'anima (così s'intitola il romanzo di David Diop, Neri Pozza, trad. di Giovanni Bogliolo, pagg. 122, euro 16, neovincitore del Premio Strega europeo) che dal Senegal sono andati in Europa a cercare fortuna, nel senso che sperano, dopo la Prima guerra mondiale, di tornare in patria con onorificenze e qualche soldo per trasferirsi in città.

Non va proprio così. Mademba muore fra le braccia di Alfa, il suo «più che fratello», supplicandolo di dargli il colpo di grazia perché ha «le budella all'aria, la pancia straziata dal dolore che morde», e vede fuggire la sua dignità; ma Alfa non lo uccide, perché sente una voce ricordargli: «Non sta a te togliergli la vita». Questa scelta, di non porre fine alle sofferenze del suo amico fraterno, trasforma completamente Alfa, il quale, da quel momento in poi, si butta nella battaglia con una follia sconosciuta prima; la rabbia lo spinge a cercare i nemici per squartarli con il machete ed esporre le loro budella all'aria come quelle di Mademba, la vendetta lo fa muovere al calare del buio, a caccia di nemici isolati, per mozzare loro le mani. Sette mani per sette nemici, riportate puntualmente ogni sera, e poi fatte essiccare, e nascoste... Un comportamento feroce e selvaggio che cambia tutto, nei suoi rapporti con i compagni e con il capitano, perché «in guerra la follia temporanea è sorella del coraggio», ma «la rabbia e la furia non bisogna riportarle in trincea (...) sennò non si recita più la commedia della guerra». Fino a che la follia serve lanciarti contro il nemico di fronte a te, funziona; quando è incontrollabile, il segno una uscita dai ranghi, allora diventa un pericolo: perché fa risaltare, senza più ombra di dubbio, come la paura e la morte del tuo nemico siano la tua paura, e la tua morte.

David Diop, già premiato in Francia con il Prix Goncourt del Lycéens 2018, figlio della Francia e del Senegal, grazie anche a una scrittura molto ritmata dalle ripetizioni e a un linguaggio diretto eppure ricco di metafore, ha concentrato in centoventi (bellissime) pagine la tragedia di due continenti, Europa e Africa, l'intensità di una amicizia che supera perfino la morte, il peso delle scelte e il prezzo che si paga a cercare la propria strada e la forza con cui gli eventi, e la violenza in particolare, possono trasformare l'esistenza.