Garlini, la lunga caccia a un "fratello unico" scomparso tra nebbie e orizzonti infiniti

Un'indagine del commissario Lovisoni nel cuore della pianura parmense

Quanto può essere divertente costruire un giallo classico trovando dei protagonisti e una location singolare? Quali regole vanno rispettate per far funzionare una storia del genere giocando con novità e stereotipi? Sono domande che si è posto Alberto Garlini prima di dare vita all'impianto del suo ultimo romanzo Il fratello unico (Mondadori, pag. 178, euro 18). Consapevole di ciò Garlini sostiene di avere scelto come ambientazione la bassa parmense perché aveva bisogno di una zona speciale: «Parma e la sua provincia sono la culla di storie incredibili, fascinose, tragiche, spietate e sognanti. Sembra che la pianura, a differenza della montagna, non possa nascondere nulla. È tutto piatto, non ci sono caverne o ostacoli verticali. Ma non è vero, la pianura, nella sua metafisica, è il luogo dove l'orizzonte si perde in lontananza, dove non c'è mai qualcosa di vicino. È tutto visibile ma è tutto lontano. E poi nella pianura c'è la nebbia». Non è però solo la nebbia a rendere enigmatico quel territorio: «tanti misteri hanno accompagnato la storia di Parma, dagli intrighi dei Farnese alla morte del duca Carlo III per mano di un ignoto pugnalatore, all'accusa di tentato omicidio mossa a Tamara Baroni, fino a Katharina Miroslawa e a Carlo Mazza, o alla scomparsa della famiglia Carretta. La pianura ci fa vedere troppo bene un orizzonte che sempre ci sfugge. La pianura, e il Po, con le sue acque che scorrono implacabili e a volte tracimano, sono lo sfondo dei delitti e dei misteri di fantasia che in questo libro ho raccontato».

Un territorio del genere non poteva che calzare a pennello a un investigatore letterario come Saul Lovisoni, ex poliziotto dotato di un talento infallibile, ex studente modello laureato ad Harvard, ex ragazzo della buona società ed ex scrittore di successo. Un uomo che ha deciso di ritirarsi dalla vita pubblica e dall'attività investigativa finché il destino non busserà di nuovo alla sua porta. A fare da assistente a Lovisoni nelle sue indagini è Margherita, una ventiseienne segnata da piercing e tatuaggi che mostrerà le sue abilità individuando al primo colpo un testo di Jane Austen letto come test di prova dallo stesso Saul. A cementare il rapporto fra i due sarà la richiesta d'aiuto da parte di Cosima Allandi di Porporano che vuole rintracciare il fratello scomparso Bernardo. Saul e Margherita metteranno alla prova il loro intuito e il proprio talento per ritrovarlo. È proprio Bernarno Il fratello unico che da il titolo al romanzo prendendo spunto da una canzone di Rino Gaetano, «un ossimoro che implica solitudine e disagio».

Garlini ha evitato di usare gli stilemi del thriller e del noir perché voleva dare a Il figlio unico il sapore di un giallo classico . «La parte fondamentale della storia è proprio quella del mistero. Tutte le scene che ho scritto hanno come scopo la soluzione finale, danno cioè qualche indicazione al lettore. Sono cresciuto leggendo gialli, da bambino divoravo Nero Wolfe, Ellery Queen, tutta Agatha Christie. E, crescendo, mi sono trovato a scoprire che un libro su tre che leggevo era un giallo. Mi è sempre piaciuta la sfida con lo scrittore: cercare di capire con quale dettaglio l'investigatore avrebbe incastrato l'assassino. Credo di aver fatto una scelta simile nel mio giallo. Il lettore potrebbe capire chi è l'assassino. È un divertimento innocente, perché negarselo?».