Gelo, crimine, ironia. Fargo, capolavoro dei Coen, diventa una serie tv

L'anteprima al Noir in Festival ha la stessa atmosfera del film. Cast pieno di star. Ma già nella seconda stagione cambierà tutto

da Courmayeur

Neve, tantissima neve. L'ambientazione è la stessa del celebre film del 1996 firmato dai fratelli Coen. Anche il titolo è identico: Fargo . La storia, nerissima nonostante lo sfondo, si svolge sempre in Minnesota, 19 anni dopo: quella nell'87, questa dunque nel 2006. Al Noir di Courmayeur, la truppa di Sky, con un sadismo degno del malvagio protagonista, Billy Bob Thornton, ha mostrato in anteprima per la stampa soltanto il primo episodio della serie, che andrà in onda da martedì prossimo, 16 dicembre, su Atlantic. Le altre nove fette saranno trasmesse con cadenza settimanale alle 21.10 e replica due ore dopo fino al 10 febbraio. Beh, dalle premesse, ci sarà da sobbalzare spesso sulla poltrona di casa. I cinefili ricorderano che nel film dei Coen, nella serie tv trasformati in produttori esecutivi, si parte da un indebitato venditore d'auto, pronto a rivolgersi a due balordi per inscenare il finto rapimento della moglie ed estorcere un bel po' di dollari al ricco suocero. Poi tutto va storto, ci scappano svariati morti, con le indagini affidate alla poliziotta incinta Frances McDormand (per inciso Oscar, con la sceneggiatura).

I punti in comune tra film e serie non mancano. Anche qui al centro della storia c'è uno sfigato, l'imbranatissimo assicuratore Martin Freeman (Il Bilbo Bagginsdi Lo Hobbit ), dileggiato in casa come anni prima a scuola. Neanche a farlo apposta ritrova per strada il bullo che lo tiranneggiava al liceo (e che pomiciava con la sua futura moglie), accompagnato dai due figli adolescenti. Un pugno lasciato a mezz'aria e il Fantozzi americano va a fracassarsi la faccia contro una vetrina, fra le risatone dei tre goliardi. Nell'inevitabile visita al pronto soccorso incontra il killer Billy Bob Thorton, visto sbattere in auto contro un cervo nella scena d'apertura. Il tapino confida allo sconosciuto le proprie pene e quello gli si offre come vendicatore, a titolo gratuito. Detto fatto. Il bullo viene trafitto da una coltellata mortale mentre si sollazza con una ballerina di lap dance, e i due freschi orfani, a onor del vero di stratosferica stupidità, sono messi uno contro l'altro dalla telefonata di un falso notaio, che annuncia al più anziano come e perché la sostanziosa eredità paterna spetterà per intero al più piccolo. Intanto il malridotto naso dell'assicuratore scatena l'ilarità prima e il disprezzo poi dell'insofferente consorte, sbalordita vittima dell'irrefrenabile rabbia dell'omino. A farla breve, e senza rivelare più del dovuto, uno sbirro piomba per un controllo di routine in casa dell'improvvisato uxoricida e l'episodio prende tutta un altra piega. A cui non è certamente estranea la poliziotta Alison Tolman, perfetta erede della McDormand, sia per la scarsa avvenenza, sia per l'apparente inetttitudine.

A tenerle bordone spunta l'agente Colin Hanks, sì, il figlio di Tom Hanks, già trentasette anni, un libro d'oro con poche pagine e un talento tutto da dimostrare. Un'ora e otto minuti, lunghi titoli di coda compresi, che sono un susseguirsi di emozioni, in un continuo intrecciarsi, come i patiti dei Coen ben sanno, di umorismo, nero se non nerissimo, grottesco, tensione e violenza, saggiamente annacquata con abbondanti secchiate d'ironia. Mattatore della serie, già premiata agli Emmy Awards e con cinque candidature ai Golden Globe 2015, Billy Bob Thornton, impassibile vendicatore, che non sopporta né gli sciocchi, né i profittatori. Uno quindi che in Italia sarebbe sommerso dagli straordinari. Purtroppo non lo vedremo nella seconda serie, già in lavorazione, perché i produttori hanno deciso di rinnovare il cast da cima a fondo. Proprio come nelle nostre miniserie, dove preti investigatori e suore di pronto intervento restano in scena per l'eternità.