"Gemma Bovery": seduzione, risate e letteratura

Una commedia francese fresca e leggera con protagonista la bellissima Gemma Arterton nei panni di una moderna Madame Bovary

Nato come adattamento di una graphic novel di Posy Simmonds che aggiorna in maniera giocosa il romanzo "Madame Bovary" di Gustave Flaubert del 1856, arriva nei cinema "Gemma Bovery", l'ultimo film della francese Anne Fontaine (già regista di "Coco Avant Chanel" e "Two mothers"). Si tratta di una commedia piacevole e rinfrescante che intrattiene alludendo con ironia alle singolari conseguenze cui può portare, in individui predisposti, l'abitudine di fuggire la propria esistenza rifugiandosi nella pagina scritta. Da sette anni Martin Joubert (Fabrice Luchini), intellettuale di mezz'età, ha lasciato Parigi per andare a vivere in un villaggio della Normandia in cui condurre una vita tranquilla e riaprire, con l'aiuto della moglie, la panetteria paterna. La noiosa routine con cui trascina le sue giornate ha termine quando una coppia di inglesi si trasferisce nella casetta di fronte alla sua. Fin dai nomi, Charles (Jason Flemyng) e Gemma Bovery (Gemma Arterton), i due nuovi vicini sembrano incarnare i protagonisti di "Madame Bovary", il libro preferito di Martin, il quale si convince che la vita imiti l'arte e che la donna sia diretta verso un destino romantico e tragico come quello della sua quasi omonima; comincia quindi a spiare Gemma, deciso a non permettere le accada nulla di male. Si sorride spesso durante la visione di quella che, nonostante la matrice letteraria, ha i connotati di una commedia popolare.

Molto del merito va allo spassoso protagonista maschile, un bravissimo Fabrice Luchini, deliziosamente inebetito dalle grazie della sua eroina cartacea divenuta carne. L'amicizia tra il suo personaggio e quello della giovane non tarda a nascere, complici le maniere di buon vicinato, la passione della ragazza per il pane, l'abitudine di entrambi a passeggiare nella campagna circostante e le attenzioni che i loro rispettivi cani si dedicano. Per Martin si tratta di una conoscenza carica di tensione sessuale che lo rende incredibilmente comico, nonché improvvisamente loquace nei confronti del suo quattrozampe. L'ossessione erotico-letteraria non provoca nell'uomo soltanto il risveglio dei sensi, assopiti a suo dire da dieci anni, ma fa anche sì che cambi fisionomia alla realtà e si improvvisi deus ex machina nella vita di Gemma, una Arterton capace di dare anima e profondità ad un ruolo che rischiava di ridursi a mero oggetto sessuale. La pellicola appaga la vista sia grazie all'ambientazione bucolica in scenari naturali splendidi, sia per la bellezza autentica e priva di artifici della protagonista; si prende, inoltre, bonariamente gioco di certi cliché erotici, ad esempio nella scena in cui Gemma è intenta a panificare, e dei luoghi comuni con cui francesi e inglesi si dipingono a vicenda. Sicuramente è un film in cui malizia e pudore vanno a braccetto, proprio come vita e finzione letteraria e come umorismo e tragicità. Nonostante qualche momento un po' piatto, i numerosi intermezzi satirici e l'originalità dell'epilogo rendono l'insieme davvero gradevole.

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