Geniale e vertiginoso viaggio in "Sgarbistan"

Un docufilm di Maria Elisabetta Marelli sul critico d'arte, tra vita e reality show

Capace di innamorarsi di qualsiasi cosa lo interessi - un quadro, una donna, un libro, una canzone, un tiramisù - per un tempo inversamente proporzionale all'intensità della passione che lo agita, da cui l'abitudine bulimica di divorare tutto, appropriandosene totalmente, in pochissimi minuti, Vittorio Sgarbi in un pomeriggio è capace di: amare, allestire una mostra, visitare una chiesa, tenere una conferenza, dettare un articolo al Giornale , rispondere a un'intervista e finire la giornata in un talk show televisivo. Potete immaginare quante e quali cose può fare in tre mesi?

Maria Elisabetta Marelli, filmaker dallo sguardo guerriero e la voce fatata, lo ha fatto. Anzi, non l'ha immaginato. Lo ha visto, raccontandocelo. Ha seguito Vittorio Sgarbi, camera a mano, per 37 giorni nell'arco di tre mesi, giorno e notte, da Parigi a Salemi, dalle Marche a Genova, dalla camera da letto ai ristoranti, dal bagno degli alberghi alla sua casa-museo di Ro Ferrarese, raccogliendo 190 ore di girato. Abbastanza, ma inutilmente ripetitive, per un film-monstrum. Perfette, anche nella scelta del montaggio, per un docufilm di 75 minuti dal titolo Sgarbistan (un ultra regno senza confini fisici ma solo intellettuali di cui Sgarbi è monarca assoluto e la cui capitale geografica è la città nella quale in quel momento lui si trova) che racconta molto, ma molto meglio di tanti ritratti giornalistici o interviste televisive, il carattere, le passioni, la cultura (bellissimo il montaggio vertiginoso delle scene di Sgarbi alle prese con i libri e la lettura), l'intelligenza (ci sono alcuni aforismi e fiammate di saggezza imperdibili: «A cosa serve il potere - dice a un certo punto a un collaboratore - se non a fare un piacere a qualcuno che ne ha bisogno?»), il dono dell'oratoria e la verve polemica, persino la rude e gelosa dolcezza (con la fidanzata Sabrina Colle) di un imbattibile critico d'arte, e questo lo avevamo già capito, di un intellettuale insopportabile e necessario, e anche questo lo avevamo intuito, ma soprattutto di un uomo che, vero animale da palcoscenico per privilegio genetico, interpreta sempre al meglio la propria parte. Perché non recita mai. E non indossa maschere. Non avendone. Sgarbi - unico concorrente di un rutilante reality show perenne - è esattamente come lo vediamo. Soltanto che Maria Elisabetta Marelli lo sa guardare meglio di tutti gli altri.

Commenti
Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mer, 29/04/2015 - 08:59

Ma, esaurita questa nostra epidermica sensibilità, sul tappeto - Il tassello più importante, che non possiamo ignorare. Carlo, il figlio 'buono', 'bello', 'bravo', banale, nella sua 'fattura'. Quasi 'arido'. -U scarrafone è bello a mamma soja- ! --- Vittorio, tormentato dal 'genio', per niente 'banale', reattivo ad ogni stagnazione 'letterale'. Nobilissimo provocatore della Ricerca, inesauribile. Lettore impareggiabile dei 'fenomeni'. Dissacratore dell'ovvio. Sibilo rabbrividente della Ferrari in pole position. Vittorio è immensamente Grande. -riproduzione riservata- 7,14 - 28.4.2015