Gere, il poliziotto mascalzone piace alle donne

Si sono incrociati solo una volta, anno di grazia 1990, nelle loro lunghe carriere, il regista inglese Mike Figgis e il divissimo americano Richard Gere. Succede in Affari sporchi (ore 21.15 La7), dove Figgis che nella sua poliedrica attività è stato anche sceneggiatore (non qui), compositore, produttore e direttore della fotografia, sfiorando l'Oscar per la regia nel 1996 per Via da Las Vegas, dirige Gere, proposto in un insolito personaggio dall'anima nera. Siamo a Los Angeles. Ha l'arroganza e l'influenza di un boss, l'agente della narcotici Dennis Peck (Richard Gere), che arrotonda, eccome, lo stipendio con speculazioni immobiliari e traffici sottobanco con i mafiosi. Deve però rallentare di colpo i rischiosi maneggi quando gli si para davanti il cocciuto sergente latinoide Raymond Avila (Andy Garcia), pezzo forte della commissione disciplinare. Questi tampina il corrotto con la collega Amy Wallace (Laurie Metcalf), tentando di metterlo con le spalle al muro. Il farabutto gioca d'astuzia per mandare in tilt il mastino e ci riesce facendogli credere di essersela spassata con sua moglie Kathleen (Nancy Travis). Ovviamente non finisce qui. Al tirar delle somme, un poliziesco teso e avvincente, che non dice nulla di nuovo svelando gli squallidi altarini degli sbirri, ma lo fa con estremo vigore e grande senso dello spettacolo. Ottima squadra d'attori con un Richard Gere improvvisamente brizzolato, ma ancora più macho, in un ruolo di mascalzone che gli calza benone e non sposterà di un millimetro la granitica fede delle sue innumerevoli ammiratrici. Anzi.