Gerry Scotti e il divorzio: "Provavo vergogna"

Gerry Scotti non parla spesso della sua vita privata, ma adesso svela alcuni retroscena sulla fine del suo matrimonio e sulla sua Gabriella

Gerry Scotti non parla spesso della sua vita privata. Il conduttore di Canale Cinque ha sempre saputo dividere l'aspetto privato da quello professionale. Ma di fatto, in un'intervista a La Stampa, ha deciso di raccontarsi e di svelare anche come ha sofferto per il divorzio dalla moglie, Patrizia Grosso. I due, sposati dal 1991 al 2002 hanno deciso di percorrere nuove strade. Dal loro matrimonio è nato il figlio di Gerry, Edoardo. "Quando ho capito che si era rotto un vaso che non si sarebbe più aggiustato ne ho sofferto molto - ha spiegato - Non mi sono mai vergognato di niente, ma quando mi sono separato per poi arrivare al divorzio mi vergognavo di aver finito la storia della mia famiglia. Ho dovuto fare le valigie e uscire da casa mia, il posto dove era nato e viveva mio figlio", ha affermato.

Il dolore per la separazione

A questo punto lascia spazio ad una cofessione più profonda in cui il conduttorte non nasconde il suo dolore: "Il lavoro è stato la stampella alla quale appoggiarmi. Certo, avrei voluto mantenere un buon rapporto con la madre di Edoardo ma non ci sono riuscito e non ne vado fiero. Avrei preferito diversamente".

La nuova compagna

Infine parla anche della donna che da anni sta al suo fianco, Gabriella: "La conoscevo da anni e so che le stavo anche un po' sui maroni, ma un giorno vado a scuola a prendere mio figlio e me la trovo davanti. Chiacchierando scopriamo non solo che i nostri due figli erano nella stessa classe ma erano diventati migliori amici. Così iniziamo a sentirci e adesso stiamo insieme da più di dieci anni".

Commenti

FaroAlogeno

Lun, 29/01/2018 - 11:34

sì ma cavoli, sistemate i refusi prima di pubblicare

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Lun, 29/01/2018 - 23:01

La vita va vissuta, più a lungo possibile in salute ovviamente, usando l'intelligenza e ancora di più con tanta fortuna. Come dicono i leghisti: MAI MULAR.