Giallini e Santamaria recuperano crediti: "Siamo personaggi veramente odiosi"

Il film è un ritratto dell'Italia in crisi dal punto di vista economico e morale

Strozzati da un cobra che si chiama usura, i debitori non hanno respiro. A stringerli tra le loro spire, adesso, ci pensano due tra gli attori italiani più popolari, Marco Giallini, reduce dal successo cinematografico di Perfetti sconosciuti e Claudio Santamaria, osannato come Jeeg Robot. Nel film drammatico Rimetti a noi i nostri debiti, giunto a fine lavorazione con la regia del toscano Antonio Morabito, essi interpretano la parte dei «recuperatori» di debito, ossia coloro i quali hanno l'ingrato compito di esigere quanto dovuto dagli insolventi indebitati fino al collo. Nell'Italia della crisi, economica e morale, sembra un tema di grande attualità. E infatti sul set all'Ostiense, dove ieri si è battuto l'ultimo ciak, dopo sei settimane di riprese tra i quartieri borghesi di Prati e dell'Eur e la periferia di Primavalle, l'atmosfera è concentrata: Marco Giallini, nel ruolo dell'implacabile esattore Franco, insegna i trucchi del mestiere a Guido, alias Santamaria, che per rimettere i suoi debiti lavora per conto dei suoi creditori.

«Sono l'insegnante più anziano e agisco ai limiti della legalità, nell'ambito di un mestiere in bilico tra azione e tormento. Nella scena che giriamo oggi, mostro a Guido come si umilia una cameriera, in modo del tutto gratuito. Fa parte del tormento che gli esattori devono dare ai creditori», spiega Giallini, che per immergersi nella parte ha dato ascolto a storie estreme. «Il mio personaggio è una vera merda. Apparentemente, è un bravo padre di famiglia. Ma in realtà, ha i suoi lati oscuri, pur non essendo direttamente un delinquente», chiarisce Giallini, il bravo vicequestore Rocco Schiavone. «Il mio Guido, invece, è uno che non può pagare. Allora, prende coraggio e capisce: farà l'esattore anche lui. Il mio è un personaggio che lotta per la sopravvivenza, simbolo d'una società che ci mette di fronte a cose che non ci piacciono: una metafora del nostro tempo», scandisce Santamaria.

L'idea del film, a Morabito è venuta leggendo un articolo sul Paìs, dove si parlava di una società di recupero crediti, che mandava in giro i suoi esattori con incredibili travestimenti, atti a intimidire. «Si tratta del cobrador del frac», lo spauracchio di tutti i debitori iberici. Tra i «costumi» utilizzati c'è di tutto: travestimenti da Zorro, da Pantera Rosa, da monaco. Strano, ma vero.