Giletti torna su La7 con Pamela Prati e Renzi: "Il Paese reale va avanti, la politica indietro"

Il conduttore accusa: «È ora di finirla con questa tv senza un minimo di morale»

Che gli ammiratori di Massimo Giletti se lo chiedano, è inevitabile. Ora anche il rigoroso conduttore di Non è l'arena, si mette a cavalcare il nulla televisivo? Che c'entrano la vacuità di Pamela Prati e Mark Caltagirone con le inchieste sociali del programma de La7? «Me l'hanno chiesto in molti» ammette Giletti (da domenica in onda con un'intervista all'ex diva del Bagaglino) -. Io sono stato l'unico a non occuparmi mai di quella colossale fake news. E se lo faccio ora non è per sfruttarla: facciamo del giornalismo, noi, non del varietà. Ma m'interessa ciò che quell'incredibile vicenda rappresenta. Perché la tv sta scivolando verso il sottobosco della realtà, cioè verso l'idolatria, ossia il nulla? Perché una cosa che non esiste diventa invece il fatto dell'anno? Concretamente: perché nessun giornalista ha verificato l'attendibilità di quella storia cercando un documento che io, invece, ho trovato subito?». Analisi critica del fenomeno sociale, dunque; non becero gossip. E se non intende strumentalizzare il paradossale tormentone, Giletti non teme neppure di essere lui, lo strumentalizzato. «In questi casi il rischio c'è. Però alla Prati ho parlato chiaro: lei sa che avrà di fronte uno che non le farà alcuno sconto. Ma che le darà anche la possibilità di raccontare la sua versione dei fatti in modo onesto».

Sull'argomento la show girl è rimasta in silenzio per mesi. Com'è riuscito Giletti a convincerla a tornarci sopra? «L'ho incontrata più volte, in tutti questi mesi. E le ho detto: non chiamerò la nostra intervista la verità di Pamela. Ma la versione di Pamela». Il fatto poi che oltre l'analisi di quella tiritera gossippara, la prima puntata di Non è l'arena offra anche un faccia a faccia con Matteo Renzi, e un collegamento con Bibbiano a proposito del famigerato, omonimo caso, «è meno casuale di quanto possa apparire. Politica, cronaca e spettacolo, ormai, tendono sempre più ad assomigliarsi. Nella comunicazione di oggi assenza e presenza sono la stessa cosa: dominano comunque, e allo stesso modo, le prime pagine. Non vorrei che l'assenza finisse per dominare anche la politica.

A proposito di Renzi, ad esempio, «ciò che ha fatto ossia prima spingere il PD ad accettare l'alleanza coi Cinque Stelle, e poi staccarsi dal Pd, per diventare infine determinante nel bilanciamento delle forze - è un capolavoro politico. Non dico morale. Morale e politica non sempre vanno sulla stessa strada».

Prova ne sia, afferma, «il fatto che il Paese reale va avanti, nonostante la politica faccia giganteschi passi indietro. Guardate i programmi politici: ormai sono diventati come i libri dei sogni. Luoghi dove si parla di cose che si sa benissimo essere inapplicabili, semplicemente irraggiungibili. Vorrei che, per il bene degli italiani, la politica diventasse più seria». E non solo la politica: «È ora di finirla con questa tv senza un minimo di morale deontologica. Anche la tv ha una responsabilità verso la crescita civile del Paese. E se per il dio share si può fare qualunque cosa, allora è davvero finita».