Lo Giudice, l'artista geologo che trova l'«Eden» nei colori

«I colori sono degli esseri viventi, degli individui molto evoluti che si integrano con noi e con il tutto» diceva Yves Klein, padre del Nouveau Realisme e dell'arte «immateriale». L'immaterialità del colore dove «prima, non c'è nulla, poi c'è un nulla profondo, poi - diceva sempre Klein - una profondità blu» continua a folgorare sulla via di Damasco anche gli artisti contemporanei ed è alla base della ricerca di Marcello Lo Giudice, artista geologo al quale il Museo Maxxi di Roma dedica la personale intitolata Eden, pianeti lontani.

In mostra solo tele monocrome di grandi dimensioni che accompagnano lo spettatore in un vortice di pigmento e materia. Gli studi scientifici, dice, hanno dato il «la» alla sua arte: «Studiando geologia, paleontologia e geografia fisica ho conosciuto meglio il nostro pianeta. Analizzando i minerali al microscopio, in particolare, ho scoperto le meravigliose cromie che ci sono dentro un millimetro di zolfo, di calcite o di magma. Al microscopio vedi i più bei capolavori dell'arte contemporanea». Del resto, diceva un illustre chimico, se è vero che tutti godono esteticamente della forma, solo gli scienziati entrano in sintonia con i meandri della materia. Il richiamo all'alchimia della materia è il primum movens che ispira la serie degli Eden in mostra al Maxxi, una serie di monocromi che tuttavia lasciano spazio a stratificazioni «telluriche», per usare un aggettivo che il grande critico francese Pierre Restany usò parlando delle opere di Lo Giudice. Paesaggi geologici su cui spicca Eden Vulcano, opera recentemente esposta al Russian State Museum di San Pietroburgo.

Il pigmento blu, tanto caro a Klein, è ben presto divenuto la cifra distintiva dell'artista siciliano; quel colore che forse più di ogni altro riesce a incarnare un ideale di infinita contemplazione, di unificazione tra cielo e mare. Un colore che spesso fa capolino anche nelle sculture, malgrado sia l'oro a rappresentare la sua opera tridimensionale più significativa: ovvero il Cantico delle creature realizzata con 7000 api che testimoniano l'impegno dell'artista sui problemi che affliggono il pianeta. L'attenzione all'ambiente e al sociale valsero a Lo Giudice la nomina di Artista della Croce Rossa e fu alla base nel 2013 dell'adesione alla Fondazione Principe Alberto II di Monaco e al progetto Save Mediterranean Sea con cui l'artista sostiene attraverso le sue opere la ricerca biomarina. L'artista geologo amico della natura rappresenta un felice caso di outsider rispetto al sistema dell'arte, da anni largamente apprezzato dal mercato internazionale e la cui opera è finalmente consacrata da un importante museo italiano.