Giulia Gerace, la pittrice che scava nell'anima

Crea i suoi dipinti con tecnica sofisticata e materiali innovativi

Scavi nell'anima, nella sua anima. Giulia Gerace, nata a Pisa nel 1971, tira fuori la Pittura con la P maiuscola da se stessa. È lì che scava alla ricerca di sensazioni, stati d'animo, esperienze lontane e vicine per fare riemergere immagini, che la sua mano delinea con delicatezza. Paesaggi, volti insoliti, grandi visi tondi come pallide lune, macchiettati e sofferti, occhi spaesati che vagolano alla ricerca di un perché. Eppure queste immagini lievi, acquatiche, di un mondo sommerso fatto di pensieri sono create con una tecnica sofisticata, materiali innovativi, sperimentati a lungo. Ogni macchiolina ha un suo significato, ogni segno è una ferita. Acqua e oli, inchiostri, smalti industriali, servono per segnare grandi tele che lei stessa taglia e sistema sul telaio. Materiali poveri, ma grande ricchezza interiore. E la sua pittura, che per lei coincide con la vita stessa, «la cosa più forte che ho», è la sua consolazione. «Vorrei fosse un mestiere» dice «invece è ciò che mi libera dai momenti di disperazione».

Formata all'Accademia di Carrara, si divide tra la casa di Pisa e quella colonica a Montopoli Valdarno, dove ha il laboratorio. Ama il colore ricco, la materia, ma anche la grafica, la linea sottile e incisa. «Il mio - dice - è un continuo processo di costruzione e distruzione, corrisponde al modo in cui vivo, vado avanti fino ad un certo punto e poi torno indietro a ricercare la direzione che mi interessa». È stata mesi a guardare il mare, per coglierne un sussulto. I suoi paesaggi al limite dell'astratto - bellissimi - sono fatti di china e zucchero, olio e colori. E i volti racchiudono misteri, vera autobiografia per immagini. «Zitta, zitta, devi stare zitta (nei cassetti dell'anima)» dice il titolo di un dipinto inquietante in cui un volto androgino si riflette nello specchio di una toilette, dove sbuca anche la sagoma di un piccolo orsacchiotto. «La sposa», «In elevazione», si impongono nella loro stranezza e diventano protagonisti di un lungo racconto di vita, una vita giovane ma vissuta intensamente.

Anche le letture la ispirano. E gli artisti? «Mi piacciono Bacon, Viani, Turner». Pochi, ma vicini e scavati, studiati. Il mondo di Giulia va in profondità, non si dilata in larghezza, ma cerca di scoprire le note più recondite. È eccezionale però.