Giusy Ferreri: "Se avessi avuto successo prima avrei rovinato tutto"

La cantante sulla cresta dell’onda con il tormentone "Jambo", svela il suo lato inedito e racconta del suo passato, della maternità e del successo che è arrivato tardi, a 29 anni

Giusy Ferreri ancora una volta ha fatto centro. La regina dei tormentoni estivi, dopo il successo di “Amore e Capoeira”, con gli amici e colleghi Takagi & Ketra ha puntato su “Jambo”. E i risultati si sono visti, sono più che positivi in una situazione quest'anno ricca dal punto di vista discografico e con una guerra più che mai accesa per il titolo di tormentone estivo. “Jambo” è al terzo posto della Classifica 50 di Spotify, al quarto posto della classifica FIMI dei singoli più venduti, oltre a scalare la classifica Earone dei brani più passati in radio.

E pensare che il successo di Giusy Ferreri è scoppiato nel 2008, durante la prima edizione di X Factor. Classificata al secondo posto, vincitrice morale di fatto, Giusy aveva 29 anni. Come lei stessa ammette in una intervista a Tv Sorrisi e Canzoni, è stato un bene se la fortuna è arrivata tardi: “Nel mio caso, se fosse arrivato prima il successo, non lo avrei apprezzato perché ero instabile. Avrei rischiato di rovinare tutto per la mia fragilità. Io appartengo a quelle persone che non prendono il primo treno ma quello dopo”.

La cantante proprio quest'anno ha festeggiato il suo 40esimo compleanno ed è una mamma felice dal 2017 della piccola Beatrice, avuta dal compagno Andrea con cui ha una relazione dal 2007. “Il passare del tempo ti consente di confrontarti meglio con certe situazioni. - dice Giusy - Grazie a Beatrice ora ho meno attenzioni verso me stessa. Mi sento meglio adesso. Gioco tanto con lei si scatena al ritmo di tutta la musica, non solo la mia. Ascolta molto anche le sigle dei cartoni”. Se la figlia è un angioletto vivace, Giusy ammette che da bimba era un po' troppo scatenata: “Ho fatto tribolare mamma e papà anche da adolescente. Ero terribile. Non avrei mai pensato di vivere il ruolo di genitore per paura di passare quello che hanno vissuto loro”.

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